Quante volte abbiamo sentito parlare, sopratutto in PNL, del “modello del mondo”. Cosa è?

Il modello del mondo è in poche parole il “filtro” attraverso cui decifriamo e interpretiamo il mondo esterno.

Ognuno di noi ha un personale modello, che ci guida nelle nostre scelte personali e nel dare un significato a ciò che accade. Il modello si basa su regole, valori, credenze, idee, attività e bisogni.

Tutti questi sono del tutto personali e unici.

Tutti quanti abbiamo avuto l’esperienza strana di conoscere persone con gusti diversi dai nostri.
Gli antichi latini dicevano per questo “de gustibus non est disputandum”, ovvero “i gusti non sono discutibili”.

Lo sappiamo, ma la cosa ci sembra sempre strana.

Come può essere che ci sia qualcuno che adora delle cose per cui noi proviamo repulsione? Che mangi cose per noi disgustose, che faccia cose per noi discutibili, o noiose, o solo poco interessanti?

Ciò è dovuto appunto da tutte le cose che ho elencato poco fa.
Ognuno di noi ha i propri valori.

È facile pensare che un atleta avrà valori diversi da un prete, e che un medico avrà valori diversi da un soldato.
Questo perché ognuno di noi ha delle idee molto personali su quel che ci accade intorno, per cui ad ogni evento attribuisce un significato o un altro.

Facciamo qualche esempio

 

Immaginiamo un prete missionario e un manager che passano davanti a un negozio di abiti di lusso.
Il primo magari pensa che ci sono cose ben più importanti al mondo, e che i soldi possono servire ad altro che a vestirsi con “stile”.
Il secondo che un bell’abito è la giusta ricompensa per aver lavorato sodo nell’ultimo periodo.

Chi dei due ha ragione?
Entrambi, ma ognuno secondo la propria scala di valori.

Magari il primo ha come valori più importanti la condivisione, l’aiuto al prossimo e la compassione, mentre il secondo il successo, il potere e il prestigio.
Ognuno dei due agisce secondo i propri valori, e va tutto bene.

Ma quando i due cercano di far valere la propria ragione sull’altro in base ai propri valori, ecco che nascono i contrasti!

 

Ci sono poi le idee e le credenze derivate dall’esperienza

 

Ognuno di noi ha la sua storia personale da cui ha imparato come comportarsi e come vivere.

Una persona che ha subito il furto dell’auto magari comprerà un antifurto per proteggersi in futuro, mentre chi non l’ha mai avuto forse sarà meno prudente.

Anche qui, ognuno ha le sue opinioni, ma in questo caso derivano dal passato.
Facciamo un altro esempio: due amici vanno al mare.

Uno è cresciuto in montagna, e per lui il mare è un’esperienza nuova e per molti versi incredibile.
L’altro è nato e cresciuto in riva al mare.
Per lui il mare è una cosa scontata e normale.

Eppure, stanno vedendo, ascoltando, e facendo la stessa cosa.

Abbiamo dei modi attraverso cui esprimiamo queste cose.

 

Un linguaggio diverso, permette una visione diversa della vita

 

C’è chi sa che quando prova gioia è bene ridere, e c’è chi è stato educato a nascondere i sentimenti.
Questo è tanto più vero per gli uomini, educati a reprimersi e a non mostrare in pubblico alcune emozioni, in genere la debolezza, la timidezza o le lacrime.

Ogni persona ha i suoi modi per affrontare e gestire i propri bisogni e le proprie emozioni. Facciamo l’esempio dello stress: c’è chi lo elimina divertendosi con gli amici e chi lo diminuisce ubriacandosi.
Anche qui, si tratta di scelte derivate da credenze, esperienze e valori.

Oltre a tutto questo, il primo punto che differenzia il modello del mondo per ognuno di noi è dato dal nostro corpo.

Una persona bella avrà un modello diverso da una persona non proprio bellissima.

Una persona di due metri avrà una percezione molto diversa da una di un metro e venti.

Un atleta professionista vivrà il proprio corpo in modo diverso da chi è costretto su una sedia a rotelle, e così via.

Infine, anche se tutti siamo dotati degli stessi sensi – mi riferisco ai normodotati – non usiamo tutti e 5 i sensi nello stesso modo.

Per orientarsi meglio, ognuno di noi utilizza un senso più degli altri.

Ci sono così i VISIVI, il cui principale organo di riferimento è la vista.

Sono persone in grado di ricordare facilmente un volto o un luogo per i COLORI e le FORME.
Facendo una media è stato notato che gli occidentali utilizzano principalmente questo canale.

Ci sono gli UDITIVI, che si riferiscono per primi ai SUONI e alle loro sfumature.
Riconoscono meglio le VOCI, i VERSI e i RUMORI di una circostanza.

Secondo la media, africani e afroamericani tendono ad essere uditivi.

Infine abbiamo i CINESTESICI, coloro che utilizzano i sensi “minori”, come il tatto, l’olfatto e il gusto.
Sono persone che tendono a ricordare particolarmente bene le SENSAZIONI e a imparare con la PRATICA.

La media attribuisce agli asiatici, in particolari indiani e cinesi, la preferenza ad essere cinestesici.

Questa scelta di diverse strategie fa capire come le differenze culturali si riferiscono spesso anche all’uso differente di tecniche e approcci che si riferiscono ad un altro “sistema sensoriale”.

Purtroppo gli insegnanti sono selezionati senza tenere conto di queste differenze.
Ad esempio, un bambino cinestesico capirà con più difficoltà il linguaggio di un insegnante di storia visivo.

Questo lo porta a credere che la storia è difficile per lui, quindi riterrà inutile applicarsi con costanza.

La credenza sarà confermata dal voto.

Dopo qualche anno, il cervello avrà fatto l’associazione: storia – difficoltà.
Anche se cambierà insegnante, saprà già di NON ESSERE PORTATO per la storia.
Quindi non proverà nemmeno ad impegnarsi.

Il che confermerà la sua credenza sempre di più…

decis

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Il circolo vizioso lo porterà ad abbandonare la storia per un incomprensione, ma il cervello del bambino lo scambierà per LA REALTA’.

Il senso principale fa in modo di condizionare anche il modo di relazionarsi delle persone.

Un visivo pensa per immagini, e come si sa, un’immagine vale più di mille parole… il risultato è che i visivi parlano molto rapidamente per tenere il passo con le proprie immagini mentali.

Un uditivo sarà più attento ai suoi, quindi misurerà bene il tono e il volume, parlando in modo più armonico e focalizzandosi sulla voce dell’altro.

Un cinestesico ha bisogno di provare le sensazioni di ciò che vuole esprimere, e parlerà quindi in modo molto più lento, soprattutto rispetto a un visivo.

Sono differenti anche i gesti: un visivo tende a fare gesti alti e marcati, e per il suo modo di esprimersi avrà un respiro accelerato.

Un uditivo di solito fa gesti più controllati e pacati, e avrà un respiro più regolare.

Un cinestesico farà pochi gesti, le sue mani cercano spesso il contatto con sé stesso o con l’interlocutore e il suo respiro è in genere più basso e profondo rispetto agli altri.

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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