L’Io è una struttura impegnata nell’elaborazione e riorganizzazione del tempo e la situazione analitica è essenziale al processo dell’analisi perché funziona proprio da contenitore di livelli di realtà: “non sono le esperienze ad avere un effetto traumatico, ma il loro riviverle come ricordo” (Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa, Freud 1896 pag.308-309 citato in Modell 1990 pag.18-19).

La costruzione della trattabilità in adolescenza potrebbe sembrare così il risultato di un percorso fatto dall’analista tra i vari ostacoli e le diverse  possibilità presentate dal paziente stesso.
 
 
Bisogna tener presente quindi non solo l’adolescente in quanto tale, inserito nel suo naturale percorso di evoluzione, ma anche l’adolescente di oggi, spinto dal contesto sociale in cui vive, in cui agisce con un suo tipico modo di comunicare, che porta in analisi ciò che per lui conta: i fatti, le cose, le immagini, con un linguaggio concreto, e sintetico (Gino,2000).
 
 
Elaborando la figura dell’adolescente in questi termini, possiamo dire che il setting psicoanalitico che l’analista andrà a strutturare, necessariamente dovrà differire da quello dell’adulto.
 
La funzione evolutiva più importante nell’adolescenza, è l’instaurarsi dell’organizzazione sessuale definitiva; i cambiamenti nelle relazioni con gli oggetti edipici e con il gruppo dei pari, ma anche con il proprio corpo, devono essere inquadrati nella globalità di questa funzione evolutiva.

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Lo scopo dell’incontro con l’adolescente non è come uno svelamento delle fantasie inconsce nel senso di una loro segnalazione o interpretazione al paziente, ma come un’azione che serve a trovare delle formulazioni che coinvolgano la persona reale, consentendole di fare una nuova esperienza relazionale.
 
 
L’incontro, allora, è una nuova occasione capace di riorganizzare gli elementi offerti dal racconto e dalle emozioni del paziente, che permette per questo l’ingresso di nuovi significati.
Il setting deve esser inteso più in termini di contenimento o, meglio, come base dei processi di soggettivazione che l’adolescente sta mettendo in atto.
Nell’adolescenza si presenta una frattura nello sviluppo dovuta all’impatto della pubertà sulla psiche, il tempo dell’analisi, allora, trova in questo ciclo vitale un carattere di urgenza, la sua tempestività può essere determinante per un eventuale recupero di un futuro normale, perché la patologia che vive l’adolescente, affonda le radici in conflitti che riguardano un corpo sessualmente maturo, che presenta una vasta gamma di manifestazioni.
Dunque la trattabilità nel setting dell’adolescente non diventa  una questione diagnostica, intesa come momento di valutazione oggettiva che permette la rappresentazione di un percorso nella mente del terapeuta e neppure il momento della conclusione, perché dei dati altrettanto oggettivi forniscono degli indici di cambiamento interno-esterno (Massoni, 2000).

L’adolescente sente il bisogno di differenziarsi, di acquisire un suo proprio pensiero, un suo statuto fisico e mentale.

 

Tuttavia questo bisogno così naturale può anche avvalersi di strumenti non idonei come l’opposizione, che diventa una modalità di relazione coatta e ripetuta, tale da bloccare la strada della soggettivazione e indurre, al contrario, una chiusura narcisistica alimentata da un falso trionfo.

 

 

 
 

 Contenuto

L’adolescenza è un percorso di sperimentazione, riorganizzazione ed integrazione dello sviluppo psicologico precedente, che ora è visto in un contesto nuovo, di maturità sessuale fisica.L’adolescenza può essere vissuta come organizzante o disorganizzante, o può anche passare in certo qual modo sotto silenzio.In quest’ultimo caso non ci sarà una “crisi” adolescenziale propriamente detta e se questa “assenza” va al di là delle apparenze, ciò non potrà che essere di cattivo auspicio ai fini dell’ulteriore rimaneggiamento dell’apparato psichico. Se al contrario l’adolescenza si dichiara, possono presentarsi varie eventualità più o meno feconde.

Quando l’adolescenza viene saltata, assistiamo ad uno stato senza tempo dove la personalità resta bloccata in una situazione che ripete all’infinito dei tentativi angoscianti, che cercano di imitare i processi adolescenziali senza riuscire ad elaborarli e superarli; sono, queste, situazioni che alcuni autori hanno definito con l’espressione: “adolescenza interminabile”.

E’ importante allora che l’analista non tenti di “forzare” l’analisi verso una terminazione prematura o verso un prolungamento, e dare alla richiesta di aiuto dell’adolescente un carattere di urgenza, ma allo stesso tempo lasciare a lui ogni decisione sul proseguimento o no del trattamento, perché bisogna sempre preservare la possibilità di dare all’esperienza dell’analisi il valore di un vissuto sufficientemente buono.

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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    Anche se non ci si può colpevolizzare perché si è depressi è importante assumersi la responsabilità di farsi curare e far sì che la depressione duri il meno possibile per salvaguardare al massimo i figli. Ci potrebbero essere, infatti, ripercussioni negative non solo sui bambini, ma anche sugli adolescenti, che dipendono ancora affettivamente dai genitori e sono angosciati dalle difficoltà emotive di questi ultimi.. A volte può capitare che si colpevolizzino e nutrano la convinzione profonda di avere avuto un ruolo attivo nel provocare la depressione del genitore, come se la loro voglia di vivere e crescere prosciugasse le energie vitali del genitore sofferente, o come se il rinforzarsi dell’uno fosse strettamente correlato all’indebolirsi dell’altro. Può realmente succedere che l’adolescenza del figlio rompa un equilibrio famigliare e di coppia e porti alla depressione di uno dei genitori. A quel punto l’adolescente può trovarsi in un conflitto drammatico dovendo in una certa misura scegliere tra la possibilità di perseguire la propria felicità e quella del genitore sofferente. Mentire sulla propria depressione da parte del genitore non serve, perché il figlio la percepisce sempre. Per limitarne gli effetti, inevitabilmente nocivi, è sempre meglio dare un nome a quanto sta avvenendo, parlarne, attribuirvi un senso e individuare le conseguenze per i diversi membri della famiglia e il possibile trattamento. La cosa più importante, quindi, è che il genitore depresso si curi e che venga stabilita una strategia perché l’impatto della malattia sul figlio, adolescente o bambino che sia, venga limitato. E’ consigliabile affrontare apertamente la questione e non lasciare che arrivino al figlio messaggi confusi , che ostacolerebbero la sua crescita e lo potrebbero invischiare emotivamente nella depressione del genitore.

     

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