La frase “Siamo ciò che crediamo di essere” è limitante?
Abbiamo coscienza di quali sono i nostri limiti? E se si, come reagiamo?
Nel post di oggi andiamo a rispondere a queste domande.

E’ ovvio che siamo noi stessi che ci diamo dei limiti e paradossalmente con le nostre credenze limitiamo anche gli altri: infatti, molte volte non riusciamo a fare le cose semplicemente perché immaginiamo di non farcela ancora prima di provare, molto spesso per paura di sbagliare.

Più abbiamo questo timore e più è probabile che avvenga quanto temiamo.
Tutto questo si verifica perché al nostro cervello non piace contraddirsi o ritrattare una realtà ormai assodata, piuttosto gli piace sentirsi dire: “lo sapevo, è come dicevo io” e ancora una volta si avvera la profezia che conferma di nuovo le nostre sensazioni iniziali.

successo e fallimento

In questi frangenti diventa determinante cambiare l’atteggiamento mentale, mettersi in discussione e ampliare le nostre vedute.

Cambiare idea “costa fatica” perché molto spesso un nostro punto di vista è legato ad una credenza che, se messa in discussione, può voler dire intaccare un aspetto della nostra identità.

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Se ci convinciamo di essere dei buoni comunicatori, il cervello andrà ad evidenziare tutti quei comportamenti che confermano la nostra credenza, dando poca rilevanza al resto.
Al contrario, se non siamo convinti di noi stessi, anche di fronte a tanti piccoli successi, il nostro cervello si focalizzerà solo sugli errori.

Non è un concetto nuovo, infatti nei primi venti anni del secolo scorso la suggestione fu molto usata come mezzo di cura, sia in Europa che in America.

I nostri limiti

Possiamo ricordare ad esempio l’ipnoterapista E. Couè, che insieme ad altri specialisti, fu uno dei primi a studiare il fenomeno della suggestione.

Couè formulò varie teorie e leggi importanti su questo argomento, una delle quali è tuttora nota con il nome “legge del risultato inverso” (L. LeCron, 1967), secondo la quale, se si desidera fare una cosa che non si può realizzare a causa di un pensiero negativo che ne impedisce l’attuazione, più si cercherà di compierla, meno si riuscirà.

MADE

Analizziamo questa frase: “ho deciso, proverò anche questa”, quale sensazione suscita in noi?

La frase contiene implicitamente il dubbio del fallimento.
Per riuscire in una prova bisogna usare terminologie diverse, il “volere” fare una cosa, è già diverso dal “cercare” di fare qualcosa.

Possiamo allora dire che: “Tutti noi, siamo quello che pensiamo di essere”, perché il nostro inconscio registra e riflette i nostri pensieri; se ci aspettiamo uno smacco o dubitiamo della nostra riuscita, la legge del risultato inverso lavorerà per realizzare la sconfitta.

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