Sfortuna e fortuna ci perseguitano, ci benedicono, ci portano dalle stelle alle stalle e viceversa.
Che esistano o meno non è la domanda da porci, quanto perché pensiamo che ci siano.
Molti pensano che la superstizione abbia origini rituali, altri che siano solo leggende mentre i più – in un modo o nell’altro – ci credono davvero. La maggior parte di noi ha o ha avuto dei rituali, alcuni personali e altri imparati, con cui evitare la sfortuna e attirare la fortuna.

A scuola, per esempio – con un netto aumento di rituali e preghiere i giorni di compito in classe – ognuno ha un suo metodo: far finta di non esserci, non incrociare lo sguardo dell’insegnante o viceversa sfidarlo sono le tattiche più comuni.
Altri ambienti, come le sale gioco, attirano da sempre riti assurdi, dall’incrociare le dita alle scaramanzie più elaborate.
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Cominciamo con la prima scoperta interessante: non siamo gli unici ad utilizzare un comportamento simile.

Certo, la razza umana eccelle nell’elaborazione del metodo: dai libri sulla cabala all’oroscopo, ai sedicenti esperti di queste “tecniche”, in tutto il mondo fioriscono metodi e sistemi assurdi per chiunque li osservi dall’esterno che testimoniano la nostra tendenza al credere al destino e al suo controllo o tentativo di ingraziarcelo.

Quel che molti ignorano, appunto, è che ciò non dipende dalla nostra specie, ma dalla costruzione del cervello. Altri animali, posti in condizioni simili, reagiscono come noi.
Il caso più interessante fu proposto dal celeberrimo dr. Skinner, fondatore della corrente comportamentista (behaviourist). Scoprì una cosa interessante: se a dei piccioni erano dati dei premi a caso, quindi senza seguire uno schema di alcun tipo, questi cercavano di “ingraziarsi” lo stesso la “fortuna”.

Andiamo per gradi.
Skinner al tempo faceva esperimenti su quello che chiamò condizionamento operante. In due parole, scoprì con precisione l’efficacia della tecnica del bastone e della carota: dare carote al momento giusto portava delle risposte del soggetto, così come usare il bastone ne limitava altre.

Per esempio, riuscì ad addestrare i piccioni a giocare a palla, premiandoli con del cibo quando facevano goal e punendoli con suoni spiacevoli quando non ci riuscivano!

Il buon dottore cercò di spingersi oltre, e provò a premiare i piccioni senza alcun motivo.
Non importa cosa loro facessero, alcune volte ricevevano un premio e altre no.

Cosa fecero i piccioni?

Con sua somma sorpresa non rimasero fermi, né si mossero a caso: costruirono invece dei comportamenti che potremmo definire superstiziosi.
Ovvero, fecero sempre la stessa cosa che SECONDO LORO aveva portato il premio!

La cosa interessante per davvero era che NON IMPORTAVA cosa succedesse, loro svilupparono dei rituali e continuarono a usarli.

Spieghiamoci con i numeri, e facciamo un parallelo umano.
Il piccione provava a saltare, riceveva cibo. Saltava di nuovo: nulla. Saltava ancora: nulla. Saltava di nuovo: cibo.
Quindi insisteva nel comportamento, non importa quante volte fallisse.

La razza umana fa lo stesso con l’oroscopo, ad esempio.
Gli predicono fortuna in amore: nulla.
Di nuovo il giorno dopo: di nuovo nulla. E così via, fino a quando, magari dopo un mese, hanno “fortuna” in qualche senso.
Ecco che l’associazione è automatica: l’oroscopo funziona!

Skinner definì questo comportamento come derivante da un rinforzo non legato alla contingenza a intervallo variabile. Ovvero un premio (fortuna) non prevedibile in nessun modo.
Buona fortuna a tutti.

 

Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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