Siamo educati che le donne siano deboli e gli uomini forti.

Se si parla di forza muscolare esplosiva è così, ma per il resto?

Dalla fine dell’ultima glaciazione Wurm, la società umana è cambiata del tutto.

La scoperta dell’agricoltura e poi dell’allevamento hanno reso inutili la maggior parte delle abilità femminili, come la raccolta, la gestione dei piccoli spazi, la ricerca delle fonti d’acqua.

Da quest’epoca in poi, è diventato più importante essere forti per poter difendere il territorio: non più nomadi, la guerra con i vicini non è più stata l’eccezione ma la regola, e gli uomini, più grossi, aggressivi e adattati allo scontro, hanno preso decisamente il sopravvento. In tutte le società dedite all’agricoltura si osserva una posizione subordinata femminile.

Aggiungiamo che gli uomini hanno un fortissimo spirito curioso e inventivo, che li porta a realizzare strumenti sempre più complessi, rendendo inutili anche le superiori capacità di precisione della mano femminile: il tornio le priva del predominio nell’arte della ceramica, il telaio in quella della tessitura.

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Questo fa in modo che si inizi, erroneamente, a considerare le donne come il sesso debole.

Di certo, gli uomini sono dotati di una muscolatura esplosiva più potente, e questo è indubbio: su un campione di 100 persone a caso, facendo prove di forza di qualsiasi tipo, gli uomini supererebbero le donne nel 70% dei casi.

Ma questo vuol dire solo che la muscolatura ESPLOSIVA, quella cioè che è legata alla pura potenza, è più sviluppata negli uomini.

La forza vera è un’altra cosa

In tutti i paesi, ormai è risaputo, le donne vivono più a lungo.

Il sistema immunitario femminile è più efficace, ma non è solo questo.

Gli uomini sono infatti “avvelenati” dal testosterone, ed è risultato evidente che maggiori le quantità nel corpo di tale ormone, maggiori i rischi di morte a seguito di interventi chirurgici!

Non solo gli uomini vivono meno, ma hanno anche maggiori probabilità di malattie mentali.

Il cervello femminile è estremamente equilibrato, ed esclude in gran parte le deviazioni dalla norma.

Questo porta una maggiore prevedibilità dei risultati: una bambina ha minori possibilità di sviluppare patologie mentali rispetto a un suo coetaneo.

Non è quindi un caso che i serial killer siano al 99% uomini.

La componente aggressiva maggiore ha di certo la sua parte, ma anche l’instabilità del cervello maschile ne ha una buona responsabilità.
Tradotto:è più facile vedere geni assoluti ma anche dementi totali tra gli uomini rispetto alle donne. Il cervello maschile è dotato di una maggiore flessibilità, perché gli uomini sono sempre stati sacrificabili.

 

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Perdere un uomo, qualche decina di migliaia di anni fa, non era un dramma. Perdere una donna era una tragedia per la tribù!
Spieghiamo bene questo concetto.

 

 

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Un uomo serviva alla difesa e alla battaglia

Era ovvio aspettarsi che si ferisse o che morisse. Una donna serviva a migliaia di cose: allevamento della prole, gestione dei rapporti familiari, relazioni con gli altri, costruzione di strumenti, depositarie della saggezza popolare, rapporto con gli spiriti e le divinità.

La prima causa di morte femminile era il parto.

Perdere una donna era una vera tragedia.
Per fare in modo che ciò si verificasse il meno possibile, gli uomini furono adattati al rischio, al punto da cercarlo attivamente. Sono per questo portati all’esplorazione, allo sperimentare cose rischiose e in definitiva, all’inventare nuove cose.

Quanti uomini siano morti per addomesticare il fuoco e gli animali non lo sappiamo, ma è facile ipotizzare che siano stati migliaia.
Il prezzo da pagare è che il cervello maschile, tanto adattabile, è anche soggetto alla follia, alle psicopatologie, alla stupidità molto più frequentemente di quello femminile.
Se ne può avere una semplice prova in qualsiasi scuola, dove pressoché sempre spiccano maggiormente le ragazze rispetto ai ragazzi.

Non si tratta di un caso, il cervello femminile è semplicemente più abile nello studio.

Risulta però meno soggetto al rischio e alle “deviazioni dalla norma”, motivo per cui tante donne brillanti a scuola finiscano per essere superate nelle attività lavorative dai colleghi più “asini” ma anche più sfacciati e per molti versi incoscienti.

Siamo inoltre giunti al ribaltamento avvenuto millenni fa.

I primi strumenti hanno privato le donne delle loro capacità, gli ultimi adattamenti culturali hanno privato gli uomini, cosa che fa preferire ai nostalgici il ritorno “ai bei tempi”, in cui gli uomini lavoravano e le donne stavano in casa.
Vediamo di capirci meglio.
Gli adattamenti principali maschili riguardano la caccia e la difesa. Gli uomini sono più bravi nelle donne in:
ricerca delle tracce, imitazione dei versi degli uccelli, riconoscimento degli stessi versi, mirare e colpire un bersaglio.

Le donne risultano più brave in:

gestione dei piccoli spazi, comunicazione con gli esseri umani, empatia con le altre creature.
Risulta evidente che le donne sono più brave a vivere in città, in piccole case, a contatto con molti umani e con spazi ristretti.

Un uomo non trova le calze nel cassetto o il latte nel frigo, il problema della donna è vivere con uomini incapaci di trovare queste cose.
Grazie alle pistole la forza muscolare non conta più nulla – vero, mirare rimane una qualità maschile, ma quando ci si trova davanti a qualcuno armato conta ben poco – e con i nuovi mezzi di comunicazione la connessione con gli altri è fondamentale, e in questo gli uomini sono semplicemente sprovvisti delle giuste attrezzature.
Il cervello maschile non è fatto per comunicare tanto bene quanto quello femminile.

Le statistiche su dislessia e balbuzie lo dicono molto evidentemente: su 100 persone affette da questi due disturbi, circa il 90% è maschile.

Questo perché nella donna i due emisferi cerebrali sono entrambi adattati alla comunicazione, nel maschio è solo uno. Se quindi si ha un disturbo, in una femmina è compensato dall’altro emisfero. In un maschio non c’è alcuna compensazione.

Veniamo a un punto fondamentale, ora.

Vero, le donne vivono di più e sono più stabili, ma la loro forza rimane minore.

Quella relativa alla potenza senza dubbio, ma la resistenza?

Quella è un altro paio di maniche. Il corpo femminile è in grado, data la sua lunga evoluzione di raccoglitrice e allevatrice, di sostenere senza troppi sforzi un peso mediamente leggero, come 3-4 kg, per un tempo molto maggiore di un uomo.

Ovvio: le donne per centinaia di migliaia di anni hanno trasportato ovunque pargoli e raccolto verdura. Gli uomini viceversa possono trasportare meglio un grosso carico ma solo per brevi distanze, come una preda tipo un cervo, che doveva essere portato sulle spalle dal luogo di caccia a casa.
I muscoli femminili, quindi, sono più “densi” di quelli maschili.

Ciò rende le donne resistenti e adattabili, e anche qui torniamo alle invenzioni.

Oggigiorno è facile dover portare un peso leggero per tutto il giorno, molto meno probabile caricarsi di grossi pesi superiori ai 10-15 kg.

Anche qui, gli uomini risultano svantaggiati.

In definitiva, le donne stanno facilmente recuperando oggi il ruolo che le compete, di guida e fulcro della società.

Rimane un problema: gli uomini sono comunque più aggressivi e violenti, e molto di rado accettano questa nuova tendenza, in cui loro sono lasciati da parte, come avveniva migliaia di anni fa, e interpellati solo per difendere le compagne e la prole dalle minacce.

Una sorta di guardie del corpo, dotati talvolta di grande inventiva ma il più delle volte meno intelligenti delle compagne.
Piaccia o meno agli uomini (i dati di femminicidi e violenze sulle donne sono una tragica e incontrovertibile prova del gradimento della nuova società a molti maschi) le cose stanno cambiando.

Sono occorsi migliaia di anni, ma per l’evoluzione è appena un battito di ciglia: i ruoli stanno ritornando come un tempo, quando gli uomini erano il vero sesso debole.

 

Per approfondire:

S. Pinker, “Il paradosso dei sessi”
I. Eibl-Eibesfeldt “Etologia umana”
A. & B. Pease “Perché gli uomini possono fare una sola cosa per volta e le donne ne fanno troppe tutte insieme?”
S. Feldhahn “Perché gli uomini fanno sesso con il lavoro e le donne se ne innamorano”

 

 

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Perchè mi tradisci 

Contenuto del libro:

Tutti temiamo di essere vittima del peggiore dei tradimenti: quello sentimentale.
Per quanto sia punito e odiato chi lo commette, da sempre e ovunque esistono i traditori.
Peggio ancora: tutti abbiamo tradito o siamo stati traditi.
Perché è così? Fa parte del nostro DNA o è un modo di agire acquisito? E se è così, possiamo evitarlo?

Questo libro si propone di spiegare, in modo chiaro e approfondito, le dinamiche della coppia e i motivi per cui
oggi come 3.000 anni fa il tradimento è tanto diffuso.

Autori: Fabio Pandiscia, Antonio Meridda

 

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