Perché i “giovani”, intendendo con questo termine arcaico i teenagers, tendono a vestirsi in modo assurdo?
Questa tendenza è recente o antica?

Analizziamo questo comportamento.

Come sempre partiamo dal paragone con altri animali.
Se si osservano animali capaci di cambiare “veste” rapidamente, si assiste spesso a un cambio relativo a momenti critici, che però non dipendono solo dal periodo dell’anno ma anche dalle condizioni.

Spieghiamoci con un esempio semplice.
Lo spinarello maschio è in grado di cambiare livrea (in questo caso il colore delle squame) quando è il periodo di riproduzione.
Lo fa per attirare la femmina e fino a qui non ci vuole un genio.

Ma ecco qualcosa che in un primo momento non è stato notato: se sono presenti molti maschi e nessuna femmina, lo spinarello cambia lo stesso colore.

Non per motivazioni omosessuali – che in questo animale sono molto rare – quanto per dire agli altri “attenti! Sono forte e pericoloso!”

Qual è l’effetto?

Come si può immaginare, è quello di respingere i consimili, sconvolgendo il normale ordine.

Chi fa questo sta insomma cercando di ottenere attenzione ma soprattutto di allontanare gli altri.

Quando in un gruppo sociale un animale si distingue – per colore, forma, odore, verso ecc. – questo porta a un vero e proprio sconvolgimento che deve per forza ricostituire un nuovo ordine.

Negli esseri umani cambiare abito è molto semplice, eppure in pochi cercano di farsi notare con abiti “respingenti” e quelli che lo fanno adducono sempre motivazioni psicologiche profonde, come il non sentirsi accettati, tipici dell’adolescenza.

Quello che non è noto è che questo modo di agire NON è umano, appartiene a tutti gli animali, solo non si da loro abbastanza attenzione.

imagesChi si distingue in un gruppo lo fa a suo rischio e pericolo, poiché come si dice in Giappone “il palo che spunta è livellato”: chi si fa notare attira l’attenzione e quindi si espone agli attacchi.

Una differenza invece più umana è data dalla ribellione femminile. Nelle altre specie infatti sono quasi sempre i maschi a farsi notare, perché sono loro ad essere “scelti”.

Facciamo un distinguo importante. I maschi dominanti – come le femmine dominanti – sono di sicuro “migliori” e diversi rispetto agli altri, ma questo non si esprime con ferocia o enormi dimensioni.

Anche se può sorprendere, i più grandi e forti non sono quasi mai dominanti, a meno che non abbiano pure una forte dose di aggressività o, in termini umani, “competizione” verso gli altri.
Questo si nota anche nei gruppi umani.

Se si prende un qualsiasi gruppo di ragazzi è difficile che il capo sia il più grosso e forte in assoluto.
Quasi mai è il più mingherlino, ma spessissimo avrà, tra i suoi seguaci, qualcuno di più grosso di lui, che però non ha abbastanza voglia di competere o combattere per comandare.

Tra le femmine, le dominanti, di qualsiasi specie, non sono mai le più forti e aggressive ma quelle più “mature”, quelle capaci cioè di comprendere la situazione e nel caso sfruttarla a proprio vantaggio.

Un altro fattore importante è dato dalle cure verso gli altri. Le femmine “migliori” sono quelle che dimostrano più doti materne, che sono quindi più abili a prendersi cura di chi ne ha bisogno, non solo in senso fisico diretto ma anche proteggendo, anche tramite la sua rete di conoscenze, qualcuno.

Questo è molto noto tra i gruppi di scimpanzé e macachi, ad esempio.
Nella razza umana si aggiunge all’istinto una fortissima componente culturale, facilmente modificabile, che può finire per stravolgere del tutto un ruolo.

Per questo si possono avere anche femmine che dimostrano caratteristiche più maschili, come appunto il vestirsi in modo aggressivo anziché sgargiante in senso buono.

Da un punto di vista evolutivo questo è assurdo, poiché un maschio che si veste in modo provocatorio troverà comunque qualche “ammiratrice” che si lascia prendere dal suo modo di fare ribelle. Invece è molto difficile che un maschio si avvicina a una femmina “contestatrice” perché ne ammira il modo di fare aggressivo.

Ripetiamo, difficile NON impossibile. Con miliardi di esseri umani tutto è possibile, ma di certo è un’eventualità molto più rara.

Ovviamente, i teenager, non riconoscendosi ancora nella società, poiché privi di un ruolo definito che avranno solo tra diversi anni, tendono ad allontanarsi da essa in ogni sua forma, e il modo di vestirsi è il sistema più semplice per farlo.

Non a caso è molto facile trovare punk e dark di 16-18 anni ma molto difficile trovarne di 40-50.
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In tutti i casi, questo modo di abbigliarsi ha una diretta conseguenza sul gruppo: allontanarlo.
Per istinto, radicato in noi in milioni d’anni di evoluzione, non ci piace chi è troppo diverso ed estraneo e tendiamo a fidarci di chi ci assomiglia.

L’educazione, quindi la cultura, può modificare questo comportamento, che però, è bene ricordarlo, fa parte di noi.

Con questo non giustifichiamo, anzi respingiamo ogni forma di razzismo o segregazione. Vogliamo solo mettere in evidenza che tutti abbiamo una componente razzista che tende ad escludere chi si allontana dai nostri standard.

Se non corretta, questa avrà sempre il sopravvento.
Oggi, vivendo in gruppi molto (troppo) grandi, è assolutamente necessario educare al rispetto di chi non è come noi.
Ma se ciò non viene fatto, non ci sorprenda che ci siano persone che non accettano i “diversi”.

L’abito elegante invece risponde al gruppo in modo dominante, ma con una diversa accezione.

Ovvero: vestirsi in modo “elegante” attira lo stesso l’attenzione, ma in modo formale, cercando quindi di sottolineare che si è “migliori” e non solo “diversi”.

Questo è lo stesso un comportamento condiviso con molti altri animali, e non a caso la selezione premia i migliori più che i diversi.
Un uomo di 1,85 m. troverà più facilmente una partner rispetto a uno di 1,55 o di 2,25.

Dimostra infatti di essere grande e forte, ma non esageratamente enorme (quindi un mostro) o piccolo (quindi debole).
Chi porta un abito elegante esprime lo stesso concetto, anche in questo caso in modo molto semplice rispetto a tanti altri animali.
Insomma, la spinta è simile, chi si distingue dal gruppo attira comunque l’attenzione e in qualche modo “respinge” gli altri.

Ma il punk lo fa con lo scopo di allontanare chiunque, l’abito da sera solo chi non reputa “alla propria altezza”.

 

Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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