Ti è mai capitato di avere fretta e trovare tutti i semafori rossi? Di aver lavato la macchina il giorno prima di una pioggia di sabbia che il Sahara non è nulla? Di andare a mangiare in un posto nuovo e beccarti un’indigestione con dolori addominali tipo partoriente con 3 gemelli?

Questi fatti potrebbero indurti a pensare che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Ma è davvero così?

Anche se tutto porterebbe in quella direzione, la risposta è NO. Ciò che invece pare vero è la profezia autoavverante, o ilcosiddetto effetto Pigmalione.

Di cosa si tratta?

L’effetto Pigmalione tra mito e realtà

Una delle più comuni e diffuse teorie psicologiche di cui si sente parlare è proprio questa. Come funziona per davvero?

Spieghiamola in due battute: Pigmalione era uno scultore mitologico, tanto abile che le sue opere sembravano avere vita. Un giorno scolpisce la sua donna ideale, Galatea, e se ne innamora. Purtroppo è solo una statua, e lui si strugge d’amore non corrisposto. Afrodite è commossa dalla bravura e dalla passione dell’uomo, e concede la vita alla statua.

Per questo la profezia autoavverante si chiama con il nome di questo personaggio. Chi crede qualcosa lo fa così fermamente da far vivere le statue, credendoci. E difatti la nostra mente è molto portata nel credere senza prove. Vero, siamo indagatori, curiosi, sperimentatori accaniti, più di qualsiasi altro animale. Allo stesso tempo siamo capaci di berci qualsiasi balla se detta da una fonte che riteniamo autorevole, non importa di che parla o chi sia. Nel celeberrimo 1984, Orwell spiega bene questo concetto.

Il nostro bisogno di credere è così potente che prevale su ciò che tutti i sensi, i concetti, le idee e in pratica la realtà ci dice. Se siamo convinti di qualcosa possiamo fare cose straordinarie o macchiarci dei più atroci misfatti.

 

Come ci coinvolge l’effetto Pigmalione?

Cerchiamo nel dettaglio di comprendere questo effetto Pigmalione. Erroneamente in molti confondo questo effetto, espandendolo a cose che il vero effetto non contempla. Ad esempio, se pensiamo che la giornata sarà brutta, ci focalizziamo solo sul brutto, finendo per avere una brutta giornata per davvero. Ciò è vero, ma non si tratta qui di profezia autoavverante.

La profezia autoavverante invece riguarda solo le altre persone. O meglio, come noi pensiamo che loro agiranno, al punto da modificare noi stessi in funzione di questo.

In pratica, se crediamo che qualcuno sia antipatico reagiamo male a lui e così via. Descriverò un esperimento che spiega bene la faccenda.

Nel 1977 tre ricercatori americani volevano provare questa tesi, quindi escogitarono quanto segue. Tesi: le persone cambiano inconsciamente (quindi senza rendersene in nessun modo conto) in base a ciò che credono rispetto agli altri. Dimostrazione: chiesero a degli uomini di parlare al telefono. Dovevano fare una conversazione con delle donne che non conoscevano. Una tesi molto diffusa soprattutto all’epoca, stabiliva che più una donna era curata (trucco, cura della pelle ecc.) più era socievole e ben disposta verso gli altri. Più era sciatta, meno aveva interesse nelle altre persone. Per quanto sia sbagliato, un fondo di verità in questo esiste (è ovvio che chi si dedica tanto all’influenzare il giudizio esterno tiene anche molto ad esso, rispetto a chi non fa alcuno sforzo per cambiare), ma si tratta comunque di un luogo comune senza alcun fondamento.

Venne mostrata ad ogni “conversatore” una foto (falsa) della donna al telefono. In alcuni casi fu fatta vedere una donna bella, curata e sorridente. In altri una donna sciatta, non bella, con espressione imbronciata. Poi vennero fatti parlare, e gli si chiese com’era andata.

Stranamente, coloro cui era stata mostrata la bella donna dicevano di aver avuto una discussione divertente e piacevole, viceversa la maggior parte degli uomini che avevano visto la donna brutta riferivano di aver parlato con persone scostanti e antipatiche.

Alla fine vennero intervistate le donne, le quali riferirono che erano gli uomini a cambiare. Alcuni erano gentili, altri per nulla. Analizzando le registrazioni, i ricercatori confermarono che erano gli uomini a cambiare il tono, le parole, l’andamento dell’intero discorso in base alle proprie convinzioni, e che le donne, reagendo ad essi, confermavano la loro idea.

Ovvio che se ci salutano con un sorriso e un “Buongiorno! Bella giornata oggi, vero?” avremo una reazione diversa rispetto a un “Salve…” senza alcun sorriso. Il fatto interessante è che gli uomini non si resero minimamente conto di cambiare modo di parlare. Inoltre questo schema era presente in tutti quelli che ritenevano corretto il pregiudizio donna curata=donna simpatica.

 

Conclusioni

La profezia autoavverante quindi funziona o no? Di certo i pregiudizi, anche se detestabili, ci aiutano a capire cosa accade attorno a noi. In un mondo complesso e globalizzato è facile caderne vittima e classificare tutto secondo luoghi comuni e stereotipi.

Quindi non è strano che ci capiti di “verificare” qualcuno di essi, basandosi su un’esperienza sola avuta magari in modo indiretto: il classico “amico” o “cugino” che racconta che a lui è successo proprio come dicono le leggende urbane.

Questo porta anche noi a comportarci, come gli uomini nell’esperimento, in un dato modo. Invito quindi a riflettere un momento. Pensiamoci bene quando comunichiamo con gli altri: cosa pensiamo di loro? Siamo davvero “aperti” a ciò che vediamo o sentiamo o partiamo prevenuti in qualche modo?

Per approfondire:

M.Snyder, E.D.Tanke, E.Bersheid “Social perception and interpersonal behavior: on the self-fulfilling nature of social stereotypes”

Video dell’esperimento: clicca qui

V. Stoichita “L’effetto Pigmalione. Breve storia dei simulacri da Ovidio a Hitchcock”

 

Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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