Gruppi, comando e obbedienza.

La specie umana più di qualsiasi altra vive in enormi branchi, che comprende talvolta più di un miliardo di individui.

Come possono convivere tutti insieme?

Esistono altri animali capaci di formare gruppi giganteschi.

Gli insetti sociali come le api, le termiti e le formiche da decine e decine di milioni di anni utilizzano uno schema di vita associato, sacrificandosi se necessario per il bene comune.

Questo fenomeno ci affascina da sempre, lo stesso Aristotele studiò a lungo il comportamento degli individui dei favi e dei formicai.

E in effetti le cose sono molto strane. In questi gruppi potremmo dire che il singolo animale è come una cellula di un corpo, ad esempio il formicaio.

La sua esistenza, come quella della cellula, è fondamentale ma allo stesso tempo relativa, perché facilmente sostituibile da un altro individuo pressoché identico.

Lo stesso concetto di “pensiero” è considerato come una mente collettiva, in grado di organizzare la volontà di tutti gli insetti verso uno scopo comune.

Noi non siamo insetti, la nostra esistenza non può essere organizzata con tanta precisione. Il concetto di mente collettiva è per noi assurdo, avendo tutti una volontà indipendente. O no?

Vero, abbiamo una volontà.

Vero ancora, siamo capaci di operare delle scelte.

Ma anche tra i mammiferi esistono creature per certi versi simili agli insetti: i canidi, come lupi, sciacalli e licaoni.

I cani sono disposti a morire per difendere l’amato proprietario.

Questo perché non “comprendono” una realtà priva di esso.

Non concepiscono un’esistenza al di fuori del branco, non si stanno “sacrificando” per il proprietario, e – farà effetto ma è così – non lo amano come pensiamo. Il cane esiste solo in funzione del gruppo, per lui perdere il proprietario equivale a perdere una parte di sé. Non metaforica, come diciamo quando perdiamo una persona cara.

Un cane senza proprietario è devastato: non ha un motivo per vivere, non sa cosa fare, non ha idea di come o perché proseguire.

Sono noti i cani che muoiono di malinconia se il proprietario li abbandona o muore, e anche quelli che non muoiono vanno incontro a problemi molto gravi fintanto che non ricostituiscono – quelli che ce la fanno – un nuovo branco.

Veniamo agli umani. Non siamo tanto nobili quanto i cani. O forse sì? Gli uomini arrivano a sacrificarsi per proteggere la compagna, e le donne fanno lo stesso per i figli. Questo è noto. Ma non farebbero mai lo stesso per uno sconosciuto. Giusto?

Eppure esistono persone che si sacrificano per degli sconosciuti, talvolta anche per degli animali o per ideali astratti come patria, Dio, libertà e altri valori simili. Cosa accade in queste persone?

Il punto in comune tra cani e umani, che tanto li ha avvicinati per decine di millenni, è l’obbedienza. Se si escludono queste due specie è piuttosto difficile trovare altre creature disposte ad ascoltare ed eseguire un ordine con la solerzia assoluta che manifestiamo insieme ai cani.

Citiamo a tal proposito l’esperimento di Milgram: un volontario stava in una stanza e gli veniva ordinato di premere un bottone che – gli si diceva ma non era vero – dava una scossa elettrica a uno sconosciuto.

Praticamente tutti eseguirono l’ordine se era presente Milgram o un collaboratore in persona, mentre una piccola minoranza rifiutò di eseguirlo se non c’era nessuno nella stanza. Milgram ne fu colpito, quindi fece un nuovo esperimento: fece sentire le urla di dolore (registrate e finte) del presunto sconosciuto quando si premeva il pulsante.

La percentuale calò, alcuni si rifiutarono di eseguire l’ordine anche se Milgram era presente. Ma la maggioranza continuò a farlo.

Quando Milgram gli chiese perché lo facevano, la loro risposta era molto semplice: “mi hanno detto di farlo e quindi ho obbedito”. Milgram non si presentava come un perfetto mister nessuno.

Diceva al contrario di essere un eminente medico con alcuni, un comandante della polizia ad altri, e un colonnello dell’esercito per altri ancora.

Tutte figure che rappresentavano comando, autorità e alle quali era logico ubbidire. Rimane un fatto: tutti i volontari obbedirono all’ordine di far del male a uno sconosciuto, e molti di loro non esitarono neppure quando udirono i lamenti delle persone “punite”.

 

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La coscienza umana è un vantaggio ma anche un ingombro ad agire. Può però essere indottrinata e portare a eseguire pressoché qualsiasi ordine, basta fornirgli le informazioni desiderate nel modo giusto, i giovani kamikaze ne sono un tragico esempio.

Facciamo un ultimo esempio. Il dr. Schiefenhovel chiese a un noto guerriero Eipo come sopportasse l’idea di aver ucciso uomini, donne e bambini durante una guerra con una tribù vicina.

Lui rispose che non aveva ucciso nessuno: il suo capo l’aveva fatto.

Secondo la religione Eipo ogni cosa avvenuta in guerra per ordine del capo ricadeva sulla coscienza di quest’ultimo. Dovere del guerriero era ubbidire all’ordine, quindi per lui era impensabile non farlo. Non si vergognava di ciò che aveva fatto, ma non l’avrebbe mai fatto di sua volontà perché uccidere, specie donne e bambini, era per lui orribile.

La capacità umana di riferire la propria coscienza a un “bene superiore” permette quindi ai soldati di massacrare gli inermi e agli schiavisti di ammazzare di lavoro i disgraziati ai loro comandi.

Certo, esistono anche dei depravati sadici che si divertono a uccidere e a causare dolore, ma sono una ristrettissima minoranza.

Questo è molto più comune – ovviamente – negli uomini che nelle donne.

Al contrario, le donne per millenni hanno sopportato umiliazioni e sacrifici personali in nome di ideali come “famiglia”, “onore”, “Dio”. Il ruolo femminile è quindi stato più di sopportare sofferenze su di sé, quello degli uomini di infliggere dolore agli altri.

Entrambi sono accomunati dall’obbedienza.

 

Contenuti extra

Accedi al contenuto extra di questo articolo e guarda il video dell’esperimento di Milgram di cui abbiamo parlato nell’articolo.
Clicca qui sotto:

 

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Per approfondimenti

 

V.Girotto, T.Pievani, G.Vallortigara “Nati per credere”

I. Eibl-Eibesfeldt “Etologia della guerra”

I. Eibl-Eibesfeldt “Etologia umana”

W. Schiefenhovel “Aggression and aggression-control among the Eipo, highlands of west Newguinea”

S. Milgram “Behavioral study of obedience”

Inoltre abbiamo trattato l’argomento anche nel nostro libro:

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  • Tipo: Libro
  • Pagine 227
  • Formato: 17×24
  • Anno: 2012

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Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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