Il mercato del lavoro è profondamente cambiato, non serve esser dei geni per capirlo, i giovani stanno addirittura rinunciando a cercare lavoro.
Anni fa anche chi non era capace a fare un lavoro può anche darsi che alla fine veniva assunto per farlo, oggi invece puoi essere bravo, ma finito lo stage gratuito, te ne vai a casa lo stesso.

Personalmente non mi esprimo neanche sull’atteggiamento di alcuni “addetti” e società di selezione del personale, che spesso sono alla ricerca di alcuni “superman” che non esistono neanche nei film.

Altri pongono l’attenzione su aspetti veramente banali, e le agenzie, anche quelle grandemente blasonate, dovrebbero essere un elemento di mediazione tra l’azienda e il candidato, basando la loro azione sulle competenze e capacita, ma tutto ciò resta un sogno.

Alcuni annunci sono falsi, altri selezionatori ti assumono, a patto che gli porti i tuoi vecchi contatti o i tuoi clienti, in questi casi non si prende neanche in considerazione capacità e professionalità.

 

 

Molte sono le richieste di come dovrebbe essere la comunicazione non verbale del candidato durante un colloquio di lavoro o come comportarsi nella difficile situazione che si vive con una persona addetta alla selezione del personale.

Alcuni “esperti” del settore fanno sempre notare quale dovrebbe essere la comunicazione non verbale “giusta” e qui sta il punto, perché a parte qualche accorgimento al quale il candidato dovrebbe giustamente esser attento, tutti i restanti consigli su come muoversi, gesticolare o altro sono del tutto privi di fondamento.

 

Quel che nessuno prende in considerazione è il punto di vista contrario.

Tutti si mettono nei panni del candidato e di come dovrebbe comportarsi, quando un rovesciamento di prospettiva è la soluzione più semplice.

Pensiamo di essere al nostro colloquio, siamo concentrati sulle domande, allo stesso tempo però, per fare una bella figura dovremmo concentrarci anche su noi stessi, su come respiriamo, a non arrossire o impallidire (cosa impossibile) a come guardare il nostro interlocutore, a non gesticolare troppo, al nostro tono di voce…. ecc.

Alla fine di tutto c’è la madre di tutti i consigli, che suona come una beffa: “Ricorda di essere te stesso”.

Non è forse pretendere un pò troppo?

Conoscere il linguaggio del corpo significa calibrare la nostra comunicazione a seconda del feedback che riceviamo dal nostro interlocutore. Punto.
Cosa molto più semplice.

Non servono consigli su come muoversi, ma serve apprendere le tecniche basilari del linguaggio del corpo e delle micro-espressioni facciali, non occorre molto tempo, in genere con due giorni di corso si riesce ad apprendere tutto, a patto che siano fatti bene.

La situazione diventa paradossale, infatti chi deve capire il linguaggio del corpo, deve essere il candidato.

Tutti dicono che il linguaggio del corpo è fondamentale, però i selezionatori esperti sono rari, e i vari candidati si limitano a leggere qualche libretto o peggio, i consigli su qualche rivista di moda o blog privi di senso.

Ma torniamo a noi, perché bisogna concentrarsi sul nostro interlocutore?

disgusto

Faccio un esempio: se iniziamo a parlare e notiamo un sollevamento del labbro superiore, molto probabilmente il nostro interlocutore sta provando disgusto.

Magari per cosa è disgustato non lo riusciamo a sapere subito, ma ci basta aver colto quell’espressione per calibrare subito la nostra comunicazione.

Ad esempio, se la foto a fianco potrebbe per qualcuno sembrare un sorriso, in realtà è un disgusto, facilmente rilevabile dalle principali unità del  facs in gioco nel viso (AU 9 + 25 + 7).

Cosa accade quando la nostra attenzione la rivolgiamo su di noi? Che non notiamo i segnali che il selezionatore ci fornisce, continueremo a parlare ignorando ad esempio i segnali di disgusto o di tensione che l’altro ci offre, andando verso la più completa rovina.

Un “grazie, le faremo sapere” è la giusta punizione per non aver “ascoltato” il suo linguaggio del corpo.

Se non notiamo i gesti che ci offre il linguaggio del corpo del selezionatore, possiamo anche avere la postura giusta, il contatto oculare giusto, fare una buona stretta di mano, ma non serviranno a niente.

Se il nostro interlocutore non cambia il suo stato, continuando a darci solo segnali di rifiuto, difficilmente riusciremo a spuntarla.

I segreti del linguaggio del corpo

Il Linguaggio del corpo nella selezione del personale

Le ricerche sulla comunicazione non verbale indicano alcune variabili nel determinare le valutazioni dei soggetti da selezionare.

Queste prendono in considerazione gli aspetti della gestualità, della postura e contatto visivo.

colloquio di lavoroI movimenti delle mani, del volto e lo sguardo, si dice siano la parte più importante della comunicazione non verbale; e in parte è vero perché servono a rafforzare le parole.

Sappiamo che il verbale ricopre il 7% di una comunicazione, il paraverbale il 38% e il non verbale il 55%, se questi tre canali lavorano in sincronia, saremo sicuri, coinvolgenti e convincenti.

 

A cosa fare attenzione

Il contatto visivo nei confronti di un selezionatore fa percepire sicurezza di sé e condiziona in modo favorevole quest’ultimo.

Al contrario uno sguardo evitante può esser giudicato come indice di insicurezza o impreparazione.

Quindi mantenere contatto oculare va benissimo, ma ogni tanto lo si deve anche distogliere, guardarsi intorno per poi riprenderlo.

Anche annuire è importante mentre la persona sta parlando. Dimostra al nostro interlocutore che lo stiamo seguendo e che ci piace ciò che dice.

La posizione da seduti appoggiati sullo schienale della sedia, indica presunzione, sopratutto se teniamo il mento alzato.
In realtà non esiste una postura predefinita da usare come modello, ma deve esser calibrata in base alla situazione e al tipo di dialogo.

 

Non pensare alla postura

Già sento che mi dici: ma… Fabio, come non pensare alla postura?
Mi hanno sempre detto: Meglio una postura assertiva, piuttosto che sottomessa o aggressiva. Il modo di camminare e la postura sono il linguaggio della sicurezza, della partecipazione e vitalità di una persona, si… è tutto vero….ma c’è da dire una cosa che non viene mai scritta nei libri o viene detta dai grandi esperti:

La postura, il modo di camminare, il portamento, se da un lato rappresentano l’immagine della persona, il suo stile e la sua vitalità…. o l’abbiamo o non l’abbiamo.

Non si conducono le persone al macello dando consigli del genere, perché poi ci si concentra su noi stessi, dimenticando il contesto, chi abbiamo davanti e perché siamo li.
Troppe cose da controllare portano a confusione, e limitano proprio la componente che più deve emergere in queste situazioni: la nostra sicurezza.

Ho conosciuto persone che non avevano un bel portamento e non mostravano neanche una camminata sicura modello John Wayne, ma perbacco se erano in gamba. Se hai personalità, quella prima o poi verrà fuori, anche in pochi minuti di colloquio.

 

Cosa dicono le ricerche sul campo?

Le ricerche in Italia sono abbastanza carenti, perciò prendiamo consigli da ciò che arriva dall’estero.
Eh già, il difetto di noi italiani è che abbiamo questo senso di inferiorità che ci accompagna e ci porta a guardare fuori, invece di fare da soli, perché di capacità ne abbiamo, ma non sappiamo/vogliamo utilizzarle.

La nostra credenza è del tipo: gli americani si che ne sanno su questo argomento, non è un caso infatti che tra i più noti studi ci sono quelli di Robert Half, che intervistò qualche anno fa un centinaio di direttori delle risorse umane italiane i quali confermarono che la postura e il linguaggio del corpo del candidato influenzano la percezione dei selezionatori.

Di tutti quelli intervistati sembra che solo il 30% non faceva caso a chi mostrava insicurezza e di non esser a proprio agio durante il colloquio.

I consigli della società di recruiting Robert Half per apparire naturali e sicuri, sono ancor peggio dei risultati dello studio sopra citato. Tra questi infatti troviamo che la stretta di mano deve esser decisa, possibilmente accompagnata da un bel sorriso.

Chi mi segue su questo blog multi-autore o sul mio blog personale sa che questi consigli vanno presi con le molle. La stretta di mano “decisa” non significa nulla, deve esser descritta bene per esser capita.

Innanzitutto deve essere paritaria, “decisa” non significa “forte”, inoltre nello studio non c’è nessun riferimento a come devono esser rivolti i palmi delle mani, e se hai letto qualche nostra newsletter precedente sai che sono una cosa importantissima nella stretta di mano.

 

Ho pubblicato con il dr Meridda un libro dove riporto qualche esempio su come deve esser fatta una stretta di mano: Prova a mentirmi – edizioni Franco Angeli

Qualche tempo fa in questo blog, Allan Pease (il noto esperto mondiale di linguaggio del corpo) ha pubblicato un articolo molto bello – clicca qui – dove dice molte cose sulla stretta di mano, in pratica il contrario di come la descrive la società di recruiting sopra menzionata. Non serve perciò parlare della stretta di mano ancora una volta, vai e corri a leggere il post che ci ha regalato Allan Pease.

Andiamo ora a fare un riassunto di ciò che è valido sia in teoria che nella pratica sul linguaggio del corpo, nel colloquio di lavoro.

 

Piccolo riassunto

E’ giusto mantenere il contatto oculare ed assumere un’espressione sorridente, alcuni studi oltre i nostri portano alle stesse conclusioni, vedi  McGovern e Tinsley (1978) oppure Ray J. Forbes, del dipartimento di economia aziendale all’università del Galles (UWIST) e Paul R. Jackson, ricercatore in psicologia applicata all’università di Sheffteld in Inghilterra (1980).

E’ giusto evitare la costruzione di barriere fra voi e il vostro interlocutore incrociando le braccia o mettendo la borsa fra le gambe.

E’ giusto non giocherellate con anelli, penne, capelli, ecc, e non puntare l’indice verso il vostro interlocutore…(l’indice puntato è accusatorio, può farvi odiare in un attimo).

E’ anche importante annuire leggermente mentre l’altro parla perché dimostra attenzione.

Tutto il resto va indirizzato verso l’interlocutore per prendere i segnali non verbali che ci invia e trasformarli in punti in nostro favore.

 

Qualche esempio

Se mentre parliamo, notiamo nel selezionatore un’espressione come quella in questa foto, non illudiamocidisprezzo, non ci sta sorridendo.

In questa foto notiamo un “sorriso” asimmetrico (codice facs au 14) che rivela l’emozione del disprezzo.

Fermiamoci un attimo per capire perché il nostro interlocutore ci sta mostrando disprezzo, se è il caso torniamo sui nostri passi, cerchiamo di calibrare la nostra comunicazione al meglio, perché qualcosa di noi non è piaciuta.

C’è da dire che il disprezzo è totalmente diverso dal disgusto che abbiamo visto prima, perché entra in gioco solo nei confronti di persone. Il disgusto invece è un’espressione che entra in gioco sia nei confronti delle persone che dei cibi o degli animali.

Vuoi approfondire il discorso? Parleremo anche di questo nel nostro prossimo evento sul linguaggio del corpo.
Clicca qui sotto per avere informazioni o chiama il numero verde 800 032 882.
===> Corso Linguaggio del corpo <===

A presto.

Stay Tuned!

Fabio


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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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commenti

2 comments

  1. roberto

    Rispondi

    Se io fossi il capo di un azienda non mi farei certo delle seghe mentali. O il candidato ha un’ esperienza trentennale o se ne sta a casa. 🙂

     

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