Qualcuno ha già visto il film Inside Out?
I personaggi non sono altro che le nostre emozioni, dove la tristezza è rappresentata da una creatura dagli occhiali grandi, la pelle e i capelli blu e il disgusto da una signorina verde col sopracciglio sempre alzato.

Non manca la paura, raffigurata da un signore magro con lo sguardo terrorizzato, e la gioia è una fanciulla dallo sguardo aperto e sempre sorridente.

C’è anche la rabbia, rappresentata  da un ometto tutto rosso che prende anche fuoco, ma sappiamo che questa, tra le varie espressioni facciali può variare in base a:

1. Intensità: da semplicemente fastidiosa – a puro furore
2. Controllo: da esplosiva – a soffocata
3. Tempo di avvio: immediata – subdola
4. Tempo di spegnimento: rapido – lento
5. Temperatura: calda – fredda

Cosa sappiamo della rabbia?

Beh, la cosa essenziale è che difficilmente la troviamo “pura” in natura, mi spiego meglio, la rabbia spesso si mischia con altre emozioni, come ad esempio: collera piacevole, collera con senso di colpa, oppure collera con disprezzo o disgusto e cosi facendo la famiglia delle espressioni diventa molto numerosa.

Queste espressioni possono essere soffocate o manifestarsi come microespressioni.
Le espressioni soffocate, sono delle espressioni emotive che generalmente vengono interrotte e durano molto più a lungo delle microespressioni, si riconoscono proprio da un’interruzione, la quale non fa raggiungere pienamente la manifestazione dell’emozione.

E’ possibile riconoscere tali emozioni anche in una frazione di secondo, ma occorre un training adeguato come quello che può garantire il metodo MiX. Per approfondimenti sui vari software del MiX clicca qui la nostra pagina.

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Certamente bisogna tener sempre presente che esistono delle differenze individuali in qualunque espressione delle emozioni, per non cadere nel cosiddetto “effetto Brokaw”.
Il nome “effetto Brokaw” si rifà ad una trasmissione televisiva dove il conduttore (Tom Brokaw) sosteneva di saper interpretare come segno di falsità le risposte contorte ed evasive del suo interlocutore.

A suo parere non serviva guardare in faccia una persona per sapere se mentiva, piuttosto serviva riconoscere giri di parole contorte, evasive e complicate.
Esistono in effetti alcune ricerche che avvalorano questa tesi, ma altri lavori (più numerosi), indicano l’opposto, cioè che nella maggior parte dei casi, chi mente è troppo furbo per dal luogo a risposte evasive e complicate.

Se usiamo il metodo di Brokaw di certo molte persone riusciranno a non farsi scoprire, ma la cosa peggiore, è che altrettante persone sincere rischierebbero di essere giudicate male solo per essersi espresse in modo evasivo.

 

Secondo il dr. Ekman chi cerca di smascherare una bugia usando questo metodo può incorrere in forti errori se non sa come è normalmente il comportamento emotivo dell’indiziato.
Non esiste nessun effetto Brokaw se non esiste nessun indizio attendibile, perché non c’è nulla da cercare.

 

Allo stesso modo non c’è un effetto Brokaw se gli indizi sono perfettamente attendibili per tutti, invece che per la maggior parte delle persone.

L’effetto Brokaw però non è l’unico errore in possiamo cadere, esiste anche l’errore di Otello, nel quale cadiamo ogni volta che la persona che abbiamo davanti è sincera, ma esprime una mimica tipica di chi mente.

Esistono persone sincere che si turbano molto quando sono sospettate di mentire, è proprio il caso del dramma Shakespeariano, dove Otello interpreta (a torto) la paura di Desdemona come una reazione alla notizia della morte del presunto amante Cassio.

Otello non si rende conto che Desdemona può comunque provare dolore e paura anche se è innocente, interpreta invece queste emozioni come una sua colpa.

Desdemona chiede di chiamare Cassio a testimoniare in suo favore, ma quando apprende che è già stato giustiziato, è del tutto normale che provi paura, perché non c’è più nessuno che potrà testimoniare la sua innocenza.

La paura di Desdemona è per la sua vita e per la sfiducia di Otello, non per la morte di Cassio, è proprio questo l’errore in cui cade Otello nel giudicarla: ritenerla già colpevole a priori, ignorando le spiegazioni alternative che possono essergli fornite.

Oltre all’errore di Brokaw e a quello di Otello, è bene far attenzione al tipo di persona che abbiamo davanti, infatti esistono individui che controllano con difficoltà i muscoli facciali, queste sono persone che non riescono ad inviare messaggi di false emozioni.

prova a m Ad esempio: solo il 10% delle persone riesce ad abbassare a richiesta gli angoli della bocca, senza abbassare anche il muscolo del mento, però ci riescono quando provano realmente l’emozione corrispondente: tristezza, dispiacere o anche dolore.

…. estratto dal libro: ” Prova a Mentirmi ” di Fabio Pandiscia e Meridda A. – Edizioni Franco Angeli

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1 Comment

  1. Rispondi

    Per questo ritengo molto importante studiare molto su queste tecniche e fare anche molta pratica per padroneggiarle bene, prima di emettere giudizi su qualcuno.
    Grazie per i tuoi articoli sempre molto interessanti.

     

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