I luoghi di lavoro sono pieni di capi insopportabili e prevaricatori, collaboratori arroganti, colleghi e clienti aggressivi.

A tutti è capitato di ricevere dal capo la classica “lavata di testa” così come di essere sottovalutati senza motivo.

Se vogliamo poi parlare dei dispetti da parte di colleghe vipere (perché, ci sono!!) e colleghi subdoli ognuno di noi avrebbe da dire la sua!

In quasi tutti gli ambienti di lavoro è facile, infatti, ritrovarsi circondati da vere e proprie carogne. 

Il primo passo per difendersi è sapere con chi si ha a che fare, perchè il problema con le persone infide e meschine è che hanno la capacità di mimetizzarsi e si riconoscono solo dopo un po’.

 

 

Il problema vero e proprio è saper rispondere alla domanda: “Come fare allora a resistere?”

Semplice, rendendosi autonomi emotivamente. Cosa significa?

Rendersi autonomi emotivamente non significa riflettete sul senso che il vostro lavoro ha per voi, su quali sono le competenze che mettete in campo, e neanche di guardare al denaro che vi arriva da quel lavoro. Certo, sono cose che fanno continuare ad andare avanti, ma con sofferenza.

E’ vero o no che quando vi sentite “ostaggi” di ricatti insopportabili o aggressioni inutili spesso ve ne accorgete tardi?

Quante volte col senno di poi vi siete detti: “Ma perchè gli ho detto di si, ieri sera!” oppure “Perchè ho accettato quell’incarico?”.

E’ fin troppo facile sentirsi pieni di autostima quando rispondiamo con garbo, gentilezza e fermezza d’animo ad una prevaricazione di un collega (o anche di un dirigente) che si comporta da carogna, è facile perchè la carogna si riconosce.

A volte “la carogna è vulnerabile”, vive nella paura e nella competizione, ovvio che per lui la vita è una lotta, si sente continuamente minacciato e per difendersi attacca, perché in ogni collaboratore vede un nemico potenziale, in ogni collega un competitor capace di affossarlo.

Facile riconoscerlo, per renderlo innocuo basta rassicurarlo sulle proprie intenzioni, mentre contrapporsi potrebbe scatenare una guerra infinita.

Quindi in definitiva, la carogna sul lavoro è facilmente riconoscibile, il suo modo di fare è sotto gli occhi di tutti.

Altro discorso è quando queste “carogne” si presentano in modo più subdolo, facendoci penare con ricatti emotivi che ci fanno rispondere accettando le loro proposte, a livello inconscio. Quando ce ne accorgiamo che siamo stati penalizzati? Quando è troppo tardi, magari il giorno dopo o la sera stessa! Quindi, quando ormai la morsa intorno a noi è già stretta.

Ognuno di noi risponde a determinati stimoli, parole, gesti, modi di comunicare degli altri, e le risposte variano a seconda di ognuno.

Ognuno di noi ha delle CHIAVI EMOTIVE specifiche che rispondono a stimoli specifici.

Questo spiega perchè il modo di fare di un collega ha presa e riesce ad influenzare il comportamento di una specifica persona, ma non un’altra.

La maggior parte non lo fa apposta, è il loro modo naturale di comunicare, la stessa cosa vale per noi.

Tutti quanti siamo influenzati emotivamente in modo o nell’altro da chi ci circonda, tutti noi quando vogliamo ottenere qualcosa mettiamo in campo ricatti emotivi che tendono l’altro a farci dire di si. Se vogliamo avere successo bisogna solo toccare le note giuste del nostro interlocutore.

Per farlo bisogna conoscere quali sono queste note, e questo è uno dei temi che mi piacciono di più dei corsi sul linguaggio del corpo che faccio periodicamente.

Un esempio pratico

Abbiamo parlato di ricatto emotivo, ma cosa significa? Certo mi dirai: “Io sono una persona per bene non ricatto mai nessuno”.

Tranquillo, lo facciamo tutti, a volte a fin di bene, altre volte no, ma lo facciamo tutti spesso inconsapevolmente.

Pensate per un attimo a quando eravate bambini, stavate giocando tanto bene con i vostri amici, quando all’improvviso, per motivi a voi sconosciuti, vostra madre o vostro padre dovevano andare via e hanno iniziato a chiamarvi: “…Dobbiamo andare, dai vieni”.

Che succedeva?

Rispondevate di certe come tutti i bambini: “Altri 5 min”, oppure “No, proprio adesso” oppure semplicemente “No”.

La frase magicia, tipica da ricatto emotivo per abbandono è la seguente: “Dai, guarda che mamma va via eh? Ti lascio qui?”

Ovvio che non sarebbe mai andata via senza di te, ma tu non lo sapevi 🙂 e cosa facevi? Tristemente lasciavi perdere il gioco, altrimenti perdevi qualcosa di molto più importante: la mamma! Che emozioni tristi provavi? Da adulti le modalità non cambiano.

Possiamo fare di tutto se ci toccano i fili dell’abbandono affettivo, della disistima, della denigrazione e se usano un tono di voce particolare, tipo quello che usava il papà o la mamma in quella determinata occasione e mai il nostro inconscio lo ha dimenticato, oppure quel determinato gesto che sembra senza significato, ma ha invece un significato profondo per il nostro inconscio, messe insieme tutte queste cose ci fanno reagire in modo quasi ipnotico,  e se è una cosa per noi vantaggiosa, ci rende soddisfatti averla fatta, se svantaggiosa, ci fa penare le pene dell’inferno solo per averla accettata.

Quali sono le tue chiavi emotive? In che modo, se messe insieme, possono essere per te fatali?

Sai come riconoscerle e come difenderti?

 

Per avere la risposta a queste domande ti aspetto al prossimo corso sul linguaggio del corpo, è un modulo personalizzato sui partecipanti, quindi non accetto mai più di 10 persone.  Chiama gratis il numero verde 800 032 882 oppure scrivi a info@formaementis.net
Avrò il piacere di seguirti di persona durante tutto il percorso della durata di 2 giorni (full immersion), per questo ho scelto il numero chiuso, massimo 10 persone.

La rifrequenza è sempre gratuita – Attestato finale

 


Per approfondimenti

 

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A presto

Fabio

 

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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