Prendo spunto in questo post, da un articolo pubblicato sul mio blog personale www.fabiopandiscia.it che ha sollevato alcune discussioni tra varie persone che fanno coaching per vivere.

A differenza loro, io non faccio più il coach per vivere, lo faccio solo con poche e determinate persone, anche per questo motivo quindi, mi posso permettere di non nascondere dubbi e perplessità su questo argomento.

Parlare di queste cose ad un coach professionista, forse può fargli male e storcere il naso, ma dopo tanti anni di esperienza, oggi posso dire che, se è un professionista vero, non può che esser d’accordo con me su molti punti.

coachPartiamo dall’inizio, il coach è nato per gli sportivi, e su questo siamo d’accordo, infatti nasce negli Stati Uniti come metodologia per incrementare la performance grazie alle elaborazioni di Whitmore, di Leonard e di alcuni allenatori particolarmente attenti alle dinamiche mentali degli sportivi.

Oggi viene applicato in ogni campo di attività che richieda raggiungimento di obiettivi o incremento di risultati, in particolari momenti di cambiamento o di passaggio durante le diverse fasi della vita.

Il coach ha dei limiti, per non incorrere in sanzioni e non violare la normativa di legge, ha dei paletti ben fissi che non deve scavalcare.
Ne ho già parlato in questo articolo ==>> Voglio fare il coach, qual e la normativa? <== sul mio blog personale, quindi non voglio tornare ancora sull’argomento delle normative e sulla figura oggi molto controversa, di chi fa coaching.

Quindi tirando le somme, una delle poche certezze che sappiamo sul coaching è che lo scopo del coach, è tirare fuori il talento dalle persone. Punto.

Senza avventurarsi in dinamiche psicologiche, superamento fobie o altre cose che implicano il superamento di una problematica psicologica cosi come descritto nel DSM, perchè quello è campo dello psicologo. Per chi lo viola c’è il penale (come ho ben descritto in questo articolo con tanto di sentenza del tribunale di Busto Arsizio) – leggi qui –

business coachSappiamo che il Il coaching può essere applicato a qualsiasi ambito della vita sociale, non a caso è nato infatti il business coaching, il life coaching, il diet coaching e altri vari nomi sempre legati al coaching.

Proprio qui sta il punto dolente, o meglio, è qui il problema vero per un coach, perchè per fare il coach, bisogna sapere cosa si sta facendo, chi abbiamo davanti e quello che dobbiamo raggiungere, ma sopratutto: quello di cui stiamo parlando. Mi spiego meglio.

Riprendiamo il concetto di prima: Il coaching è nato nello sport, ma il coach dello sportivo era comunque qualcuno che di sport ne sapeva. Oggi sembra non esser più cosi.

Esistono diplomini, ovviamente senza alcuna validità giuridica, che ti fanno diventare un business coach o quello che vuoi, senza però avere sul campo nessuna esperienza in merito. Alcuni illudono le persone, che si iscrivono a corsi anche costosi, di acquisire capacità ed esperienze da usare con il proprio coachee.

Un pò come gli annunci che ci sono su internet di persone che ti dicono come avere migliaia di follower su Twitter e poi, vai a vedere quanti follower ha il tizio che ti dice come fare e noti che è seguito da meno di 1000 persone.

tweet-tweet-1353686Per la miseria, io non conosco nessun metodo di acquisizione follower, non mi permetto di fare corsi del genere o scrivere un ebook su questo argomento, però potrei farlo sicuramente meglio di loro ed esser più credibile per chiunque, visto che su twitter ho quasi 200.000 persone che mi seguono (vedi @fabiopandiscia). Non per questo però mi avventuro in un campo per me quasi sconosciuto, non perchè non lo conosco, ma perchè ritengo che esistono persone che possono farlo meglio di me, preferisco occuparmi di altro.

Allo stesso modo, conosco la vendita, il marketing e ho una mia “lead” per tutte le mie aziende, ma non faccio corsi di marketing o di vendita. C’è chi la sa fare sicuramente meglio di me, a chi mi domanda dove andare io consiglio Frank Merenda. Indipendente da come parla che può esser simpatico o antipatico, indipendentemente da come si pone davanti al pubblico, ciò che conta sono i risultati, sono i contenuti.

Oggi in Italia è diventato un punto di riferimento nel campo della vendita professionale, cosa che era in mano fino a pochi anni fa, a persone che non avevano mai fatto i venditori un solo giorno in vita loro

firewalkingAllo stesso modo, se vuoi fare PNL per farti una bella camminata sui carboni ardenti o firewalking (chiamalo come vuoi), non venire da noi alla formaementis, perchè qui diamo contenuti e non giochini su carbonelle o ponti tibetani.

Per chi vuole emozioni c’è il cinema, il circo o un bel tramonto sul mare, costa anche di meno.

Chi frequenta il mio metodo per il raggiungimento degli obiettivi MADE, sa che è solo un metodo, un protocollo da usare per raggiungere ciò che vuole, nel suo campo specifico, proprio la, dove lui è l’esperto in questione.

Ovvio che poi lo deve personalizzare a seconda delle sue esigenze per diventare il coach di sè stesso.

 

In parole povere, per esser politicamente scorretti: non si può prendere un brocco e farlo diventare un cavallo da corsa. E’ una scommessa persa in partenza.

Lo si può solo far vivere meglio e dignitosamente (e già questo è un successo). Anche se esistono dei casi rari, non sono la regola. Chi si rivolge ad un coach vuole risultati. Sta al coach non mentire.

Io non faccio il coach per vivere, ho le mie aziende da tirare avanti, i miei libri da promuovere, ed è una lotta tutti i giorni, amo conoscere e fare ricerca in campo di linguaggio del corpo e faccio formazione su questi argomenti, un pò perchè mi diverte e un pò perchè amo divulgare le ultime ricerche condotte in questo ambito. Però se devo fare il coach non lo faccio con chiunque.

 

Non essere il coach di tutti

Personalmente, se mi chiedono di fare coaching per atleti nel mondo delle arti marziali, dopo più di 20 anni di esperienza in questo campo, accetto l’incarico (in realtà meglio dire “accettavo” perchè non ho più il tempo per fare anche questo). Mi chiedono di fare il coach per uno scrittore? Dopo aver pubblicato più di 10 libri, accetto l’incarico (stessa cosa come sopra).

Cosi per ogni campo in cui conosco come operare o conosco chi mi può aiutare a capire come operare. Se il cliente è un campione in tale ambito e vuole solo ritrovare “lo smalto” dei vecchi tempi, in questi casi è lui il mio referente.

Se il cliente non ha nessuna esperienza in merito a ciò che vuol diventare, possiamo chiamare anche Tony Robbins in persona, nessuno può aiutarlo a gestire le capacità che ha.

C’è invece chi accetta incarichi da sportivi, per aiutarli a raggiungere un risultato e non ne sa nulla sullo sport in questione. In questi casi il referente, chi conosce l’argomento deve essere il coachee, ma se quest’ultimo non è di per sè un campione, non sa cosa veramente gli occorre per migliorare, scordatelo di farlo te.

Se non sai dove andare a cercare, puoi fargli coaching all’infinito e usare tutte le tecniche che vuoi, quello non raggiungerà nulla.
Affonderete in due.

Riprendendo l’esempio di prima, posso anche accettare di fare il coach per uno scrittore, ma ci penso due volte prima di farlo per uno che vuole diventarlo.

Ovvio che se andiamo in giro a dire: Vuoi diventare uno scrittore conosciuto? Chi è il fesso che risponde “NO”?
Ma se la persona in questione porta solo dei manoscritti che non hanno senso, o meglio, hanno senso solo per lui, la cosa va valutata.

 

Facciamo qualche esempio pratico

Immagina di esser il coach per una persona che vuol conoscere il sistema di autodifesa wing tzun (mi permetto di prendere questo come modello visto che lo conosco come le mie tasche). Il tuo coachee ha solo un anno o due di esperienza, ma vuol diventare un campione.

boxeTu non conosci neanche l’argomento di cui stiamo parlando, ma fai il coach professionista, allora ti senti di dover accettare l’incarico. Da dove inizi? Quale è il tuo referente sull’argomento? Non sei tu e non lo è neanche il tuo coachee.
Hai un bel problema!

Lo devi avere per forza un referente, perchè se il tuo cliente deve raggiungere un risultato, tu devi esser in grado di sapere come fare per farglielo raggiungere. Non esistono tecniche o capacità da far tirar fuori se non sapete nessuno dei due come applicare bene, addirittura le tecniche basilari.

Altro esempio.
Il tuo cliente deve aprire un’azienda. Tu come coachee sai strutturare bene un obiettivo e iniziate insieme a stabilire un buon piano d’azione.

Se l’obiettivo è troppo grande sapete di doverlo strutturare in micro obiettivi. Ma almeno uno dei due deve conoscere qualcosa di marketing, altrimenti si rischia di aprire il classico negozietto dove non entrerà mai nessuno. Quanto ne sai te come coach di marketing diretto? e di lead? Il tuo cliente vuol aprire un sito, credi sia meglio per lui un blog? E perchè?

Ancora una volta gli obiettivi sono strutturati bene secondo il protocollo, ma il piano d’azione è destinato a fallire perchè non si conosce il terreno su cui si opera.

Vuoi aprire un’azienda? Il mio consiglio è: Vai da chi l’ha aperta prima di te, gli è andata bene, talmente bene che ha replicato il successo in altre aziende che gestisce personalmente. Lui è il tuo coach!

Quando decisi di imparare l’ipnosi dinamica, non sono andato da uno qualunque, ma dal dr. Benemeglio, che è un’autorità in questo campo. Se ho dei dubbi su alcune ricerche sulle  micro-espressioni facciali contatto il dr Matsumoto in america della humintell che è un’autorità mondiale (e cosi faccio di solito).
Se non conosco nulla sulla vendita e non ho tempo e voglia di andare in america, magari mi faccio un corso con Frank Merenda in Italia.

Voglio dire, se non hai un referente, di che parliamo?

 

Il coaching è destinato all’estinzione?

Oggi stanno fiorendo nuove mode (non è che in passato non ce ne siano state, ma dal 2013 la domanda ho notato sta salendo) come il coaching e il counselor che si prefiggono il benessere psicologico del cliente.

Occupandomi anche di formazione, ricevo almeno una o due telefonate a settimana di persone che vogliono diventare coach o counselor (a volte confondono questi due termini, non sapendo che indicano due figure professionali distinte), e dalle domande che ricevo ho capito solo una cosa: nessuno ha chiaro in testa cosa deve fare.

Purtroppo il panorama italiano sul coaching è desolante.
La normativa non è chiara, tutti possono fare tutto, ma se tutti possono fare coaching, la conclusione è: nessuno fa coaching.

 

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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commenti

2 comments

  1. riccardo

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    Finalmente qualcuno che parla chiaro. Non sai quante volte ho ribadito per anni concetti simili e sono stato deriso. E’ ora di farla finita con questi pseudopsicologi di quarta categoria. Spero la selezione naturale venga in nostro aiuto.
    Che ne pensi di quelli che si radunano a montecarlo quest’anno? Sembra siano un migliaio. grazie per la risposta comunque.

     
    • Rispondi

      grazie per il feedback non puoi capire anche a me quanti finti coach mi stanno criticando su linkedin per questo articolo che ho postato anche li. I professionisti veri invece, quelli che sanno come operare perchè conoscono il loro campo hanno confermato ciò che ho scritto.

      Ma è cosi, non può essere diversamente.
      Dei coach cui mi parli non saprei che dirti, se son contenti loro.

      Su corsi con tanti partecipanti, sopratutto se c’è bisogno di fare esercitazioni ho già espresso il mio parere in un post a questo link: https://group.formaementis.net/la-moda-di-avere-grandi-numeri/
      a presto

       

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