Nel nostro affascinante mondo moderno proliferano praticamente senza controllo tutti i generi di depravazione.
Prima però di invocare inquisizioni e autodafè, roghi e cilici, specifichiamo che questo fenomeno è più di tipo teorico che pratico.

Ovvero, che in tanti si abbandonano – soprattutto uomini – a fantasie sfrenate e in alcuni casi aberranti, ma ben pochi rendono poi queste cose in pratica. Il motivo ovviamente è che un conto è dire e un altro è fare, ma c’è anche qualcosa di più: i computer.

Tramite essi è possibile infatti raggiungere altre persone con idee simili, trovare video di ogni genere e così via.
Ma questo articolo non ha come scopo principale la denuncia del sottomondo pornografico e debosciato di internet. Invece si focalizza sui meccanismi per cui alcuni di questi fenomeni, come il feticismo e il masochismo, sono così diffusi nella nostra specie mentre non esiste nulla di simile nelle altre.

Può sembrare scontato, ma pensiamoci bene: gli esseri umani non sono gli unici a fare sesso, né gli unici a provare piacere da esso o da esserne in qualche modo dipendenti. Sono però apparentemente gli unici a deviare dal percorso in modo così strano. Qual è la causa di ciò?
Se pensate sia dovuto alla nostra smisurata fantasia, vi state purtroppo sbagliando. Il meccanismo è anzi più che preistorico, tanto che lo condividiamo con qualsiasi altro animale eccetto forse coralli e meduse.

Parliamo del condizionamento pavloviano, quello secondo cui uno stimolo genera una reazione.
Pavlov dimostrò che un cane, se associa un campanello al cibo, sbava anche quando sente il campanello anche in assenza di cibo.

Chiamò tale fenomeno condizionamento e oggi si definisce in suo onore condizionamento pavloviano o classico (per distinguerlo dalle altre forme).
La caratteristica principale è che questo condizionamento non dipende da ciò che si sa ma da come i sensi formano associazioni. Nel caso del cane, campanello con cibo.

Il feticismo può essere spiegato così? Per dimostrarlo, il dr. Rachman nel 1968 fece un esperimento: mostrò a degli uomini delle foto di donne nude alternate a stivali di pelle, come fece Pavlov con i cani. Dopo appena 8 prove, al solo vedere gli stivali gli uomini si eccitavano come se vedessero una donna nuda!
Stivali_Donna_6
Cosa ha reso così veloce il meccanismo? Proprio il nostro prodigioso cervello, le cui funzioni di memoria e associazione sono di certo più efficaci che nei cani.

Un altro esperimento, sui gatti questa volta, per motivi etici – non commentiamo cosa c’è di etico nello sperimentare il dolore su un povero gatto – era volto a dimostrare il masochismo.

Funzionava così: il gatto riceveva un colpo su una zampa subito seguito da un boccone appetitoso. Dopo alcune ripetizioni, finì con l’associare il dolore al premio.

Anche questa tendenza è stata dimostrata essere molto più forte e rapida in un essere umano. Questa è l’origine del masochismo: dolore associato a piacere uguale piacere.
Ora sapete come fare: largo alle associazioni!

 

Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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