Oggi vi racconto una storia che ho scritto sul mio ultimo libro: Perché succede tutto a me? per riflettere su come è possibile fare shopping in modo ossessivo  senza neanche rendersene conto.

Iniziamo

Sara ha deciso di rinnovare il suo guardaroba, ormai è da troppo tempo che mette sempre gli stessi vestiti, è giunta l’ora di acquistare qualcosa di nuovo.

Oggi è mercoledì, sa che nel pomeriggio avrà una pausa lavoro di tre ore, ha quindi deciso che ne approfitterà per comprarsi qualcosa.

Guarda distrattamente il suo armadio e scopre di aver parecchi jeans e maglioni di colore rosso.

Il rosso le è sempre piaciuto e alcuni di quei maglioni erano ancora nuovi, bisognava acquistare altri indumenti, ma di certo alcuni non si potevano buttare via, così su due piedi decise di andare a fare shopping.

Entra in un centro commerciale e passeggia nel reparto abbigliamento, però è abbastanza indecisa su cosa acquistare così decide di passare in quel vecchio negozio dove non entra più da qualche mese, l’unica cosa che ricorda è che ci lavora un commesso veramente simpatico.

Entra e subito il commesso le chiede se le occorre aiuto.
Sara dice che deve rinnovare il suo guardaroba e subito lui si mette a disposizione e inizia con il farle provare dei jeans.

Alcuni non le stanno bene e glielo dice, altri invece le calzano a pennello e la invita ad acquistarne due paia.

Poi passano in rassegna dei maglioni di colore rosso che a sentire il commesso, sono fatti apposta per lei, come si può non acquistarne almeno due?

Ma da quanto tempo non entrava più in quel negozio? Pensava tra sé e sé.
Beh, visto che mi ci trovo prendo anche tre paia di scarpe nuove.

Così Sara finisce di pagare e torna a casa, apre il suo armadio e appena inizia a mettere a posto le sue cose si accorge di avere cinque maglioni dello stesso colore, altrettanti jeans, tre paia di scarpe che non si abbinano a nulla di ciò che ha e altre cose che le fanno dire subito: “Ma cosa ci faccio di questa roba?”.

Nel frattempo ha terminato il tempo che aveva a sua disposizione e sprecato mezzo stipendio.

Tra pochi minuti deve tornare al lavoro, si prepara e esce di casa arrabbiatissima con sé stessa perché non è mai capace di decidere niente, maledicendo il poco tempo che ha avuto a disposizione per pensare a sé stessa.

 

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Proviamo a cambiare prospettiva

Silvia ha deciso di rinnovare il suo guardaroba, ormai è da troppo tempo che mette sempre gli stessi vestiti, è giunta l’ora di acquistare qualcosa di nuovo.
Oggi è mercoledì, sa che nel pomeriggio avrà una pausa lavoro di tre ore, ha quindi deciso che ne approfitterà per comprarsi qualcosa.

Guarda attentamente il suo armadio e scopre di avere parecchi jeans e maglioni di colore rosso, si annota cosa deve comprare e esce a fare shopping.
Entra in un centro commerciale e passeggia nel reparto abbigliamento, però non trova niente che la soddisfi, così decide di passare in quel vecchio negozio dove non entra più da qualche mese, l’unica cosa che ricorda è che ci lavora un commesso veramente simpatico.

Entra e subito il commesso le chiede se le occorre aiuto.

Silvia ne approfitta per sottoporgli la lista che aveva e usci soddisfatta dal negozio, con due buste piene dei vestiti che aveva deciso di acquistare.
Si accorse di avere parecchio tempo ancora a disposizione, si fermò in un bar a prendere un caffè e si recò felice al lavoro.

Ti sei mai trovato/a in situazioni del genere?

Ti piacerebbe sapere quali sono i meccanismi che scattano in situazioni come queste?

 

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Bene, iniziamo subito.

Noi siamo il frutto delle nostre decisioni.
Se decidiamo di ottenere un determinato risultato entro l’anno prossimo, allora è bene iniziare a prendere da subito le decisioni opportune strutturando un buon piano d’azione.

Negli esempi fatti di Sara e Silvia, entrambe avevano chiaro in mente di cambiare parte del guardaroba, ma a differenza della prima, la seconda ha fatto una lista di cose da acquistare.

Sara non sapeva esattamente cosa acquistare e appena è entrata in un negozio dove c’era un commesso particolarmente bravo, si è fatta subito influenzare e ha speso mezzo stipendio.

Chiaramente non è stata lei a decidere cosa acquistare, ma ha permesso che altri scegliessero per lei.

Diversa cosa è uscire e sapere cosa comprare e a quale prezzo: significa porsi un obiettivo (Pandiscia, 2009).
Lo stesso possiamo dire delle persone che sanno come affrontare gli eventi della vita; il saper cosa fare e quando farlo diventa ciò che distingue le persone artefici del proprio destino, dalle persone che preferiscono lasciarlo nelle mani di altri.

Norman V. Peal disse che le decisioni possono essere allenate come un normale muscolo.

Se questo è vero allora, è bene allenarlo tutti i giorni e più decisioni potremmo elaborare consciamente, tanto più ci renderemo conto che decidere non è poi cosi male, anzi possiamo anche divertirci nel farlo ma, cosa fondamentale: non ci spaventerà più di tanto il fatto di avere una decisione importante da prendere in futuro, perché saremo diventati persone allenate a decidere, a prendere delle iniziative.

Dopotutto noi decidiamo ogni secondo della nostra vita: siamo noi che decidiamo cosa mangiare, come vestirci, se andare o no al lavoro, quando uscire di casa, ecc.

L’importante è esserne consapevoli, cioè rendersi conto che in realtà decidiamo più volte al giorno.

Certo, molte decisioni non sono importanti se confrontate con altre quali: fare un figlio, oppure sposarsi, o anche andare a vivere in un’altra città, ecc, ma voglio farti una domanda: “Come hai conosciuto tua moglie (tuo marito)?

Voglio raccontarti un episodio personale: ho fatto del piano bar fino a pochi anni fa, in vari locali e una sera di giugno insieme al mio collega dovevo suonare in un pub come mille altre volte, però quella volta, non mi sentivo molto bene.

Venivamo da varie serate passate a suonare fino a tarda notte, dormivamo solo poche ore anche perché (almeno io) dovevo poi alzarmi presto la mattina per andare a lavorare, quindi era del tutto normale che iniziassi ad accusare un po’ di stanchezza.

Anche se potevamo rimandare la serata, decisi comunque di proseguire.

Non era quindi una decisione importante suonare o no quella sera, potevo tranquillamente rifiutare, ma prendere quella decisione mi ha permesso di conoscere durante la serata quella che è poi diventata mia moglie, con la quale ho oggi 2 bimbe stupende.

Non credere al fatto che esistono decisioni importanti o non importanti: esistono solo decisioni e prenderle ti porterà comunque da qualche parte.

Certo, nessuno può dirci che le decisioni che prenderemo saranno quelle giuste, l’importante non è essere infallibili, ma sapere quello che siamo diventati grazie ad esse.

 

 

Esistono persone che quando vanno a cena fuori passano delle ore davanti al menù per decidere cosa devono mangiare; anche se il cameriere aspetta un’ora comunque non riescono a scegliere, lo dicevamo prima, il prendere decisioni anche semplici, rinforzerà i nostri “muscoli” decisionali.

Essere consapevoli che tutti noi ogni giorno decidiamo in continuazione (cosa mangiare, come vestirci, ecc) ci permette di sviluppare un’immagine di noi stessi diversa, di una persona che è in grado di decidere.

Questo rinforzo mentale positivo alla nostra auto-immagine ci permetterà di non spaventarci più di tanto quando sarà il momento di prendere una decisione importante, perché mentalmente ci vediamo come persone che “sanno” decidere, cioè sono abituate in qualche modo a prendere decisioni.

Altra cosa che avrai notato nell’esempio di Sara è che finisce per prendersela con sé stessa, di quanto sia indecisa ogni volta e del poco tempo che aveva a disposizione.

 

 

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Pensaci un attimo, quante volte dici a te stesso/a di non aver tempo?

Voglio farti notare una cosa: tutti noi abbiamo lo stesso, identico tempo da utilizzare nell’arco di una giornata e se sono esistite e continuano ad esistere, persone che riescono a realizzare varie cose nella loro vita rispetto ad altre, vuol dire che sanno come usare al meglio il tempo che hanno a disposizione.

Quindi se anche te, come Sara credi di non aver tempo, forse sarebbe meglio considerare cosa non funziona e correggere la rotta, perché nessuna nave lascia il porto senza stabilire prima una direzione da raggiungere.

 

Se continui a fare ciò che stai facendo, continuerai a ricevere ciò che stai ricevendo – John M. Capozzi

 

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Alcune persone sono convinte che in qualche modo tutto sia già scritto e determinato. Altre credono di essere gli artefici del proprio destino. Altre ancora si trovano a metà strada: pensano che ci siano situazioni che si possono governare ed altre che sono state già scritte. C’è chi crede che non si possa fare nulla per cambiare le cose e chi crede che solo le piccole cose siano controllabili, ma che gli avvenimenti storici, politici o eventi importanti, siano comunque già scritti.

Una cosa è certa: nulla accade davvero “per caso”. La vita somiglia ad una partita a carte: ci sono giocatori che hanno talmente tante fiches nel portafoglio che, pur giocando male, cadranno comunque in piedi, e ci sono giocatori che sono bravi ma non possono permettersi il lusso di rischiare. L’unica possibilità che possiamo avere, a prescindere che giochiamo male o bene, è continuare a giocare. E quindi a vivere.

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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