Riprendiamo un pò l’argomento che abbiamo trattato qualche giorno fa, perchè dalle mail arrivate, ha suscitato molta curiosità e attenzione.

Se non ricordi il post – clicca qui –  (Il tuo capo è una carogna)

Dopo aver effettuato alcune ricerche ho notato che per più della metà degli americani, i capi sono una delle principali cause di stress sul lavoro.

Le prove stanno in uno studio appena pubblicato sulla rivista Occupational and Environmental Medicine. I testimoni sono 3mila lavoratori di sesso maschile della zona attorno a Stoccolma.

Gli autori della ricerca hanno tenuto sotto controllo queste persone con età compresa fra i 19 e i 70 anni, per circa dieci anni e hanno contato i casi di attacchi cardiaci che si sono manifestati nel tempo: 74 in tutto.

Quando poi hanno chiesto a tutti i partecipanti di dare un giudizio sul loro datore di lavoro, ecco la sorpresa!!

C’era uno stretto collegamento fra le scarse doti di leadership di quest’ultimo e il rischio cardiocircolatorio dei suoi sottoposti.

Un altro articolo pubblicato questa volta su Linkedin  dalla rivista Quartz, rivela addirittura che un capo cattivo può essere altrettanto dannoso del fumo passivo per i dipendenti.

L’articolo dice inoltre che più a lungo si rimane in un posto a lavorare per qualcuno che ci stressa, maggiore è il danno per la nostra salute fisica e mentale.

 

Dio non ha fatto tutto in un giorno. Che cosa mi fa pensare che lo possa fare io?
(Anonimo)

 

Secondo Quartz, i dati dell’American Psychology Association rivelano che il 75% dei lavoratori americani crede che il proprio capo sia una delle principali cause di stress sul lavoro. Tuttavia, il 59% di essi non lascerebbe mai il lavoro.

Le statistiche mostrano che i dipendenti si abituano al loro lavoro, nonostante siano infelici.

Questo complica ulteriormente il processo di rassegnazione delle dimissioni, perché essi non sono più motivati a cercare un ambiente lavorativo più salutare, che potrebbe migliorare la situazione.

 

Ancora uno studio, guidato dallo psichiatra Sam Harvey dell’University of New South Wales e del Black Dog Institute che assiste le vittime di depressione, è stato condotto su oltre 7000 persone di mezza età e ha concluso che chi lavorava in uffici con alto livello di stress aveva bisogno di due settimane o più ogni anno di congedo malattia e accusava sintomi come dolori al torace, nausea e mancanza di respiro.

Un caso su 15 di congedo malattia di lungo termine, cioè oltre due settimane, si sarebbe potuto evitare se il posto di lavoro fosse stato meno stressante.

«Ciò che conta è il controllo che si ha sul proprio lavoro di giorno in giorno, minuto per minuto, ma a un livello più ampio è cruciale il controllo che si può avere sull’organizzazione in genere, sulla possibilità di segnalare problemi e di proporre soluzioni», scrive Harvey sulla rivista Plos One.

 

 

La principale ragione dello stress sul lavoro, per la maggior parte dei dipendenti, è il rischio di perdere il proprio impiego.

Di conseguenza, è probabile che questi dipendenti siano più inclini  ad avere problemi di salute rispetto ai loro colleghi. Ai dipendenti che svolgono un lavoro impegnativo, si richiede di fare più di quanto non sia nelle loro effettive possibilità e ciò fa aumentare incredibilmente le loro probabilità di avere problemi di salute.

 

Possibili Soluzioni

A parte i vari tentitivi che possiamo fare per ricaricare le batterie (momentaneamente), tra cui: spegnere il telefono azienale nei giorni festivi, non leggere le mail se non siamo al lavoro ecc, l’unico consiglio che mi sento di dare, è capire il funzionamento delle nostre chiavi emotive, cosi come già descritto nell’articolo precedente.

Riconoscere quali sono le corde giuste che ci fanno “tremare” quando ci chiedono o “ordinano” qualcosa, è un buon punto di partenza per non lasciare il nostro inconscio in balia di altri, perchè questi alla fine si approfitteranno di noi, in un modo o nell’altro.

Tutti quanti siamo influenzati emotivamente in modo o nell’altro da chi ci circonda, tutti noi quando vogliamo ottenere qualcosa mettiamo in campo ricatti emotivi che tendono l’altro a farci dire di si. Se vogliamo avere successo bisogna solo toccare le note giuste del nostro interlocutore.

Per farlo bisogna conoscere quali sono queste note, e questo è uno dei temi che mi piacciono di più dei corsi sul linguaggio del corpo che faccio periodicamente.

Quali sono le tue chiavi emotive? In che modo, se messe insieme, possono essere per te fatali?

Sai come riconoscerle e come difenderti?

 

 

Per avere la risposta a queste domande ti aspetto al prossimo corso sul linguaggio del corpo, è un modulo personalizzato sui partecipanti, quindi non accetto mai più di 10 persone.  Chiama gratis il numero verde 800 032 882 oppure scrivi a info@formaementis.net
Avrò il piacere di seguirti di persona durante tutto il percorso della durata di 2 giorni (full immersion), per questo ho scelto il numero chiuso, massimo 10 persone.

La rifrequenza è sempre gratuita – Attestato finale

 

 

Per approfondimenti

 

Ho scritto qualche libro su questi argomenti, vai a dare un’occhiata a quello che per te sembra il più adatto 🙂 – CLICCA QUI PER LE MIE PUBBLICAZIONI – 

A presto

Fabio

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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