Le persone mentono per tanti motivi, a volte anche per nascondere un comportamento scorretto, come nel caso del nuotatore statunitense Ryan Lochte, che durante le Olimpiadi di Rio del 2016 ha raccontato di essere stato vittima di una rapina a mano armata in una stazione di rifornimento, quando in realtà, lui e i suoi compagni di squadra, completamente ubriachi, erano stati fermati per atti di vandalismo. Anche nel mondo accademico non sono mancati i bugiardi, come il fisico Jan Hendrik Schön, le cui sorprendenti scoperte nel campo dei semiconduttori molecolari risultarono false.

Gli esseri umani raccontano menzogne da sempre. Le bugie a volte servono per risolvere alcuni problemi, come abbiamo scritto nel nostro blog – leggi qui – e spesso sveliamo anche qualche tecnica per smascherare una bugia – leggi questo articolo – ma quel che serve sapere è che noi mentiamo sempre, più volte al giorno, anche a noi stessi. Come mai?

La menzogna è stata documentata per la prima volta in modo sistematico da Bella DePaulo, esperta di psicologia sociale della University of California di Santa Barbara. Circa vent’anni fa DePaulo e i suoi colleghi scoprirono che i loro soggetti mentivano in media una o due volte al giorno. Si trattava di bugie innocue, che servivano semplicemente a nascondere le proprie inadeguatezze o a proteggere i sentimenti degli altri, o a mantenere la propria autostima.

Gli esperti di scienze sociali e i neuroscienziati si interrogano da sempre sulla natura e l’origine di questo comportamento. Come e quando impariamo a mentire? Quali sono le basi psicologiche e neurobiologiche della disonestà? E qual è il limite?

 

Gli studi dimostrano che tutti noi siamo disposti a credere in alcune bugie, anche quando queste sono contraddette da prove inequivocabili.

 

Nel 2005 la psicologa Yaling Yang e i suoi colleghi confrontarono le scansioni cerebrali di tre gruppi di soggetti: 12 adulti con una storia di bugie ripetute, 16 che rispondevano al profilo del disturbo antisociale di personalità ma non mentivano spesso e 21 che non erano né antisociali né bugiardi abituali. Gli studiosi scoprirono che i bugiardi avevano almeno il 20% di fibre neurali in più nella corteccia prefrontale.  Sembrerebbe quindi che il cervello dei bugiardi abituali avrebbe più connettività. È possibile che questa caratteristica li predisponga a mentire perché possono inventare bugie più in fretta degli altri oppure che questa sia invece una conseguenza delle bugie ripetute.

Gli psicologi Nobuhito Abe, della Kyoto University, e Joshua Greene, della Harvard University, hanno sottoposto a risonanza magnetica funzionale (Rmf) il cervello di una serie di persone, e hanno scoperto che nei soggetti che agivano disonestamente si osservava una maggiore attivazione del nucleus accumbens, una struttura che si trova nella parte ventrale del prosencefalo e svolge un ruolo importante nei meccanismi di piacere. “Quanto più il meccanismo di piacere si attiva all’idea di guadagnare denaro, anche in un contesto di assoluta onestà, tanto più si tende a mentire“, spiega Greene.

Perchè crediamo alle menzogne?

Senza la fiducia negli altri, saremmo incapaci di avere relazioni sociali. Questa tendenza innata a fidarci ci rende vulnerabili all’inganno. “Se qualcuno dice di essere un pilota, la nostra prima reazione non è dubitare di ciò che ha detto o chiederci perché abbia mentito“, spiega Frank Abagnale Jr., ex truffatore e oggi consulente per la sicurezza la cui storia di false identità ha ispirato il film Prova a prendermi del 2002: “Per questo le truffe funzionano“.

Secondo Robert Feldman, psicologo della University of Massachusetts, il vantaggio del bugiardo consiste proprio in questo: “La gente non si aspetta una menzogna, né ha una natura sospettosa“, spiega. “In molti casi, inoltre, siamo gratificati da quello che ci viene detto, anche se non corrisponde alla verità“.

In realtà non siamo portati a diffidare delle bugie che ci soddisfano, ci lusingano o ci danno conforto, che si tratti di false lodi o della promessa di utili esageratamente alti sul capitale investito. Se a ingannarci è una persona ricca, potente o di una certa posizione sociale, le sue falsità sono ancora più facili da credere.

Altri studi hanno dimostrato che il tentativo di screditare le falsità con le prove può addirittura rafforzarle. “La gente tende a pensare che le informazioni più diffuse siano vere. Così, tutte le volte che le si smentisce si corre il rischio di diffonderle ancora di più. La smentita, paradossalmente, è meno efficace nel lungo termine“, afferma Swire-Thompson.

In questo video girato tempo fa per una rete sky, spiego il linguaggio del corpo e il significato di alcuni gesti tipici della menzogna. Buona visione!!!

 

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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