Cosa succede se si lascia cadere una palla nel vuoto? Che essa cadrà giù. Perché? Perché la gravità la attira al suolo. Quindi possiamo dire che la causa (gravità) attira la palla (effetto). Questa deduzione si chiama logica.

Qualcuno di noi può mettere in dubbio un fenomeno simile?
Ovviamente no. Ma non perché non ci siano altre possibilità, bensì per la nostra “programmazione mentale” che riconosce schemi ovunque.

Quella che in termini tecnici si definisce tendenza alla pregnanza e che tradotto vuol dire che tendiamo a trovare uno schema anche dove questo in effetti NON c’è.
Facciamo un esempio con questa figura:
pregnanza
Chi vede 2 triangoli? Sono ben evidenti, giusto? Certo, non ci sono, ma le figure effettive (3 “pac-man” e 3 angoli) non sono disposte a caso, ma secondo uno schema. O meglio, secondo quello che il nostro cervello interpreta come schema.
La realtà, appunto, è un’altra, e qui non ci sono altro che 6 figure nere, 3 per ogni tipo, e niente più.
La nostra tendenza a individuare schemi è molto utile, ci permette ad esempio di elaborare teorie, costruire strumenti, catalogare la realtà.

Ma è effettivamente così? Funziona PER DAVVERO o siamo noi a “piegare” le leggi dell’universo affinché rispondano alla nostra programmazione mentale?

Siamo cioè noi a elaborare teorie liberamente o è il nostro cervello che è programmato per seguire degli schemi, come un computer può eseguire solo alcuni compiti di cui ha i programmi?

Purtroppo la risposta è quasi certamente la seconda.
Il cervello umano è così potente da sfuggire a molte regole da noi stessi ideate, una delle quali è proprio il cosiddetto “libero arbitrio”. Il cervello segue degli schemi, e non può fare a meno di farlo, ma questo non ha a che fare con la realtà.

Il cervello di tutti gli animali più complessi, come i vertebrati, ha nozioni di base di fisica intuitiva. Seguono cioè l’esempio di prima: una palla lasciata finisce per cadere a terra.

Questo ha senso perché nelle attività normali è utile calcolare in anticipo i movimenti ad esempio di una preda o di un predatore, per sopravvivere mangiando o evitando di finire mangiati. Ma questa è un’evoluzione, condivisa con tanti altri animali.

Quando mettiamo alla prova queste intuizioni scopriamo tragicamente che ci sbagliamo, che il nostro prodigioso cervello non è in grado di capire ciò che non è programmato a comprendere.
La nostra forza infatti non dovrebbe essere di intuire la realtà, al contrario risiede proprio nella capacità di sfuggire a queste regole. Un esempio di questo è il vuoto atomico e il concetto di energia e realtà.

Qui ci addentriamo in un campo spiacevole ai più, cioè la fisica quantistica. Tranquilli, non serve essere Rubbia per questo esempio.
Tutti abbiamo studiato che gli atomi sono fatti così:
atomo
Un nucleo centrale e degli elettroni intorno.
La materia è composta da questi atomi, tutti vicini ma fatti in modo da non scontrarsi (sennò sappiamo cosa accade, basta ricordare Hiroshima).

Osservato bene l’atomo: tra nucleo ed elettroni esiste un bello spazio vuoto, tanto che l’area coperta dall’atomo intero è vuota al 99% circa. Se la deduzione è corretta allora la materia è vuota al 99%. Ma chiunque abbia battuto la faccia sul granito sa bene che così NON è!

Quindi? Dov’è la realtà? Il nostro intuito, la fisica intuitiva di cui siamo dotati come tutti gli animali ci fa capire che è IMPOSSIBILE che sia così!

La materia è piena, non certo vuota! Eppure… così non è! Higgs e il suo famoso bosone (noto a tutti come nome, a ben pochi come effetto) hanno cercato di svelare l’arcano, di capire come fosse possibile tutto questo e come funzionasse e fino ad ora ci sono riusciti.
Fino ad ora perché la scienza, come sappiamo, vale fino a prova contraria, il che avviene sempre dopo un certo numero di anni.

Questo cosa significa? Che in breve, il nostro cervello non è per niente così stupefacente, ma vuole che noi pensiamo sia così.
Per dirla con Luttazzi: “Una volta ero certo che il mio organo più importante fosse il cervello. Poi ho capito che era il mio cervello a farmi pensare così. Ora ho molte meno certezze”.

Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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