Quest’articolo ha un titolo molto complesso, e come scopo di spiegare uno dei punti fondamentali del perché la nostra specie appare, per molti motivi, unica.
Iniziamo con lo spiegare cosa è la neotenia.
Con questo termine si intende il mantenere delle caratteristiche tipiche dei giovani, dei cuccioli, delle larve anche negli adulti.
Esistono in natura diversi esempi di animali neotenici.
Ciò accade perché alcune doti degli animali giovani possono, in certi casi, essere utili agli adulti, che quindi, nel corso di milioni di anni, si evolvono di conseguenza.

Un esempio neotenico molto semplice che abbiamo a portata di mano è il cane rispetto al lupo, o il gatto domestico rispetto al selvatico.
Qui abbiamo molte caratteristiche comportamentali: i nostri animali domestici sono più giocherelloni dei loro consimili selvatici, più “mammoni” e più affettuosi.
Tutte doti selezionate dagli esseri umani per avere dei perfetti compagni.
L’esempio più diffuso è comunque la nostra specie.
Rispetto alle altre scimmie siamo molto più neoteniche in tutti i sensi, sia fisicamente che mentalmente, e questo è piuttosto evidente.

La nostra razza però si è distinta ulteriormente, e maschi e femmine hanno seguito percorsi neotenici diversi.
I maschi hanno conservato molte più doti neoteniche nel comportamento, mentre le femmine nel corpo.
download (1)Spieghiamo subito il perché. Immaginiamo ancora una volta di trovarci nel 20.000 a.c., durante l’ultima glaciazione.

Uomini e donne, per sopravvivere al meglio, si differenziarono molto.
Le donne, essendo responsabili di ogni cosa eccetto la caccia e la difesa (aspetti molto marginali della vita quotidiana) dovevano essere resistenti a tutto: malattie, fame, fatica, carestie.
Da loro dipendeva la vita della tribù, perché ogni donna morta era una vera tragedia.
Le donne quindi svilupparono molte caratteristiche dei bambini: il loro corpo era ed è più “grasso” e paffuto rispetto a quello dell’uomo.
Ha la capacità di resistere alle malattie tipica dei bambini, il che rende la sua vita più lunga. Il loro aspetto è più indifeso, in modo da suscitare la protezione dei compagni, e così le forme sono più “delicate” e meno muscolose, in modo paragonabile e simile a quello dei bambini.
Per contro, il suo comportamento è molto pratico e responsabile rispetto a quello di un uomo. Le donne sono più caute in media rispetto agli uomini, e più neofobiche.

Tendono cioè a evitare ciò che è sconosciuto e può essere pericoloso, in modo da non cacciarsi in problemi inutili.
Sono più tendenti alle fobie, sono meno coraggiose quindi si espongono meno ai rischi.
Vivendo di più degli uomini erano coloro che detenevano la conoscenza e la tramandavano. Questo fenomeno si riscontra anche nei delfini, ma ne parleremo in un altro articolo.

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Vediamo ora gli uomini.
Qui le cose si rovesciano del tutto. Il corpo è forte, robusto e muscoloso, in modo da essere adatto alla caccia e soprattutto alla guerra, quindi al combattimento con gli altri animali e i propri simili.
Perdere un maschio non comporta gravi rischi per una tribù, quindi non sono altrettanto resistenti alle malattie quanto agli urti: la pelle maschile è meno sensibile, le ossa sono più dure e l’intero corpo si è evoluto per resistere agli urti e colpire con forza maggiore rispetto alle donne.
Il carattere invece è l’opposto: gli uomini non diventano quasi mai dei veri e propri adulti.
Per questo hanno maggiore immaginazione e spesso creatività delle donne.
Queste doti hanno infatti un alto prezzo da pagare.
Essere creativi significa rischiare, vuol dire tentare qualcosa di nuovo e, con altissime probabilità, perderci un arto nella migliore delle ipotesi e la vita nella peggiore.

Basti pensare agli inventori ma soprattutto a coloro che sono morti, cercando di volare, costruendo nuove armi o magari sotto il peso delle rocce che non reggevano i tentativi di ingegneria dei primordi.

Non c’è una delle due forme migliore dell’altra, entrambi svolgono egregiamente il proprio compito. Il dramma si ha quando ciò non avviene.
L’immenso numero degli umani sul pianeta ha comportato che combattere e uccidere fosse più utile che comunicare e allevare.
Questo ha messo le donne in secondo piano per millenni e in alcune culture è ancora così. Inutile dire quale danno sia stato per lo sviluppo dell’umanità, che in poco tempo è divenuta, governata dagli uomini, guerrafondaia e assassina.

Oggi, per paura che tali differenze generino ancora lo stesso problema, si cerca di negarle, dicendo che uomini e donne sono uguali.
Non è così.
La natura ha impiegato decine di migliaia di anni per differenziarci, e i nostri antenati hanno pagato per un numero incredibile di generazioni il prezzo di tale evoluzione.
Negarla è per certi versi un’offesa alla loro memoria.

 

Antonio Meridda

laureato in scienze naturali, specializzato in etologia. Interessato al comportamento e alle relazioni degli animali di gruppo, ha applicato agli esseri umani le teorie scientifiche.

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