Per strutturare bene un obiettivo la PNL ci viene molto in aiuto e ci indica una strada da seguire. Le regole principali per iniziare bene sono:

  • semplicità
  • uso del tempo presente
  • vivere emozionalmente stati d’animo positivi.

E’ importante usare termini positivi per una ragione molto semplice: il nostro cervello non ammette negazioni.

Il nostro cervello non conosce la negazione, non conosce la parola “NON” perché lavora per immagini e non per parole.
Prendiamo come esempio le seguenti frasi:

  • Non voglio avere paura
  • Non voglio essere antipatico
  • Non devo risultare strafottente
  • Non voglio più fare brutta figura

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Ognuna di queste frasi esprime in modo negativo ciò che si vuole ottenere.
Prendiamo come esempio una persona che ha paura di parlare in pubblico.
E’ ovvio che prima di iniziare un discorso dica a sé stessa: «Questa volta non mi devo bloccare», «Non devo emozionarmi», ecc.
Cosa succede?

Accade che tutto questo che “non” dovrebbe accadere, puntualmente accade.

La nostra mente si ciba di immagini ed ama replicare quello che già conosce e se continuiamo a nutrire il cervello di immagini ansiose, imparerà a ripetere quelle.

Se ti dicessi in questo momento: «Non pensare ad un cane che scodinzola», nel momento in cui pronuncio “cane che scodinzola” la tua mente crea proprio quell’immagine, questo perché il nostro cervello non percepisce le negazioni.

Allo stesso modo, una comunicazione con noi stessi ricca di parole come “difficoltà”, “sforzi”, “problematiche”, “carenze”, “sacrifici” ecc. creerà col tempo sensazioni di disagio, insicurezza e altre suggestioni negative.

 

 

Molti pubblicitari hanno capito che non possono raggiungere il loro obiettivi partendo da motivazioni negative, poiché ciò va contro la natura umana.

Sanno invece di aver più probabilità di successo quando sono sicuri di avere una proposta positiva e di prospettarla con linguaggio positivo ( Pandiscia , 2009).

Non basta formulare in positivo l’obiettivo, bisogna anche fissarlo con una scadenza.
Procedere in questo modo ci permette anche di effettuare una misurazione: «Entro il…  raddoppio i miei guadagni!».

È importante fissare una scadenza, perché essa ci permetterà di capire quanto tempo abbiamo a disposizione per raggiungere ciò che vogliamo.

Gli studenti sanno che quando si avvicina la data di un’interrogazione, questa coincide con un momento per loro critico, infatti raddoppiano o triplicano le ore di studio proprio perché la scadenza dell’interrogazione lo impone.

Fissare una scadenza ha certamente in sé degli elementi positivi: sprona all’azione e permette all’attenzione di focalizzarsi meglio sul risultato che si vuol ottenere.

Attenzione!

Purtroppo gli accorgimenti non finisco qui.

Infatti se vogliamo raggiungere un obiettivo, oltre agli elementi citati finora è necessario capire se è raggiungibile e motivante, responsabile ed ecologico.

 


 

Vediamo cosa significa.

untitledPer spiegare in che modo un obiettivo è raggiungibile basta un esempio: se mi volessi candidare alla presidenza degli Stati Uniti posso anche programmare un buon piano d’azione, ma credo che difficilmente la mia mente possa ritenere raggiungibile un obiettivo del genere.

Per quanto riguarda invece l’esser motivante, posso decidere di dimagrire di un etto entro questo mese e sono certo di poterlo fare, ma la mia mente non lo riterrà per niente stimolante.

L’obiettivo quindi, qualunque sia, dovrà coinvolgerci profondamente coinvolgendo tutti i nostri livelli sensoriali, solo in questo modo potrà essere veramente motivante.

Immaginiamo di aver raggiunto il nostro obiettivo e mentre cerchiamo di vivere in prima persona le emozioni che questo ci dà, facciamoci delle domande che amplifichino la nostra motivazione:

Entriamo mentalmente nella scena: dove ci troviamo?
Con chi siamo?

  • Quali emozioni in particolare, stiamo provando?
  • Chi trarrà beneficio del nostro successo?
  • Quali immagini si susseguono nella nostra mente?
  • Quali suoni percepiamo da questa immagine?
  • Quali sensazioni proviamo e dove sono localizzate ora nel nostro corpo?

Viviamo la scena in associato, cioè cerchiamo di entrare il più possibile in questa immagine, vediamo dai nostri occhi, sentiamo dalle nostre orecchie, percepiamo con i nostri sensi come se fossimo lì in quel preciso momento.

Questi esercizi di visualizzazione e le domande che ci poniamo, ci guidano nel prender coscienza delle emozioni positive legate al nostro obiettivo e permetteranno al nostro cervello di iniziare a calcolare come poter fare e cosa fare, per raggiungere ciò che vuole.

Una volta che abbiamo ben chiaro in noi il perché vogliamo raggiungere una determinata mèta, qualsiasi sforzo non sarà più una difficoltà: il tempo lo si trova, le risorse si troveranno.
Altro elemento che abbiamo detto essere importante nella formulazione dei nostri obiettivi, è la responsabilità del risultato.

 

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Che significa?

Faccio un esempio: se quest’anno tra i miei obiettivi c’è la decisione di uscire dalla situazione da single e sposarmi, posso anche programmare tutto al meglio, definire tutto in modo semplice e specifico con scadenze ben curate, ma ci si sposa in due, l’altra parte potrebbe anche non essere d’accordo, quindi di questo evento non ho la piena responsabilità.

Quando non abbiamo la piena responsabilità dei nostri obiettivi è facile fallire.

E’ bene quindi concentrasi su ciò che dipende da noi e non da altri.
Quante volte ci arrabbiamo per cose di cui non abbiamo il benché minimo controllo?

 

Qualche esempio?

  • Il traffico.
  • Il cattivo tempo.
  • Tutte le volte che ci arrabbiamo perché paghiamo il canone TV e non riusciamo a trovare un film che soddisfi i nostri desideri,
  • Quando la borsa scende e sappiamo di perdere dei soldi

Che sensazioni proviamo in questi momenti? Ma soprattutto, quante probabilità abbiamo di controllare queste situazioni?
Non possiamo controllare l’indice della Borsa o le condizioni del meteo, forse, ma non probabile possiamo diminuire le probabilità di incontrare traffico alzandoci presto la mattina, ma non ce lo assicura nessuno.

Le persone non si possono controllare, sono imprevedibili, però possiamo influenzarle.
In che modo?

Possiamo farlo ampliando ad esempio le nostre conoscenze su un determinato argomento.
Conoscere tecniche di comunicazione e metodi psicologici per interpretare bene i comportamenti (lettura a freddo, enneagramma, il meta-modello, i meta-programmi) possono certamente tornarci utili per influenzare gli altri, ma di certo non per controllarli.

 

L’unica cosa che possiamo controllare totalmente è… noi stessi, il nostro comportamento e il significato che diamo agli eventi.

Se diamo ad altri la responsabilità dei nostri obiettivi, è quasi sicuro che non riusciremo a raggiungere nulla.

 

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Alcune persone sono convinte che in qualche modo tutto sia già scritto e determinato. Altre credono di essere gli artefici del proprio destino. Altre ancora si trovano a metà strada: pensano che ci siano situazioni che si possono governare ed altre che sono state già scritte. C’è chi crede che non si possa fare nulla per cambiare le cose e chi crede che solo le piccole cose siano controllabili, ma che gli avvenimenti storici, politici o eventi importanti, siano comunque già scritti.

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Formae Mentis Group è la sinergia di potenziale umano e di persone che si sono formate ad alti livelli nei campi del linguaggio del corpo, ipnosi, microespressioni facciali, comunicazione avanzata e PNL. Struttura creata da Fabio Pandiscia, oggi tra le migliori in Italia per corsi sul linguaggio del corpo e microespressioni. Formae Mentis è affiliatoHumintell (USA)
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5 comments

  1. Pingback: Chase Goldsberry

  2. Rispondi

    James Bond sta correndo con la sua macchina su una strada di montagna. A un certo punto si avvicina a una stretta galleria, riuscirà a centrarla? E se sì, come? Una nuova ricerca suggerisce che il successo arriva per mezzo di due strategie apparentemente equivalenti: tenere gli occhi fissi sul bersaglio e guardare i guardrail correre al proprio fianco. Il problema di come ci muoviamo, che sia a piedi o in macchina, raggiungendo gli obiettivi che ci prefiggiamo, non è banale e gli scienziati hanno due teorie per spiegare come ci riusciamo. Da una parte, possiamo fissare il nostro sguardo sul bersaglio e dirigere il corpo nella sua direzione. Diversamente, poiché gli oggetti attorno a noi sembreranno muoversi, possiamo allineare a essi il nostro cammino. Capire quale dei due sistemi utilizzi il nostro cervello non è semplice, poiché entrambi sono efficaci e permettono di raggiungere lo scopo. In un recente esperimento, però, i cui risultati sono pubblicati sull’ultimo numero di «Nature Neuroscience», William Warren della Brown University di Rhode Island ha messo a punto un sistema di realtà virtuale che permette di discriminare quale delle due strategie sia in uso. Negli esperimenti, ad alcune persone è stato chiesto di camminare verso una porta, mentre uno schema di oggetti al loro fianco veniva creato e mosso artificialmente, ma disallineato con il loro bersaglio. Ovviamente, se i soggetti avessero seguito l’indicazione di questo schema, avrebbero mancato la porta. Il risultato è stato che l’importanza delle indicazioni ottenute dagli oggetti in movimento dipende dal loro numero. Quando la scena contiene solo la porta, nessun soggetto all’esperimento ha avuto problemi, ma quando al loro fianco sono stati aggiunti numerosi oggetti e disegni sul pavimento, allora quasi tutti hanno avuto la tendenza a mancare il bersaglio.

     
  3. Rispondi

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